Quando la curiosità prende il sopravvento.
La settimana scorsa siamo saliti alla Casera Varrone, percorrendo tutta la valle. Lungo la sterrata (sulla VASP) poco dopo l’incrocio con il sentiero alto da Premana, in località Gèbio, e poco dopo il bivio per la Val Fraina mi ha incuriosito un cartello CAI che indicava “LAGO DI LOSA”, non ne avevo mai sentito parlare o letto, quindi l’interesse era ancora più grande.

L’indicazione CAI sulla VASP della Val Varrone che indica il Lago di Losa
Tornato a casa mi sono messo a cercare, lo trovo sulla mappa di Google, ma nessun altro riferimento, a parte quella miniera di informazioni che è il sito di DISKA, che non solo descrive i percorsi per rifugi e bivacchi, ma anche moltissimi laghetti alpini.
La sua descrzione è come sempre minuziosa, nelle sue parole trovo la spiegazione che cercavo.
Il laghetto situato in una conca a 950m “sarebbe” facilmente raggiungibile dalla Val Varrone, proprio da Gèbio, ma il ponticello che attraversa il torrente è stato spazzato via da una piena una decina di anni fa, e da allora la zona del laghetto e la sua area picnic è caduta in disuso.
Per raggiungerlo si deve scendere dalla strada VASP che sale al rifugio Ariaal e all’Alpe Chiarino.
Quale miglior occasione per abbinare un pranzo al rifugio Ariaal, che abbiamo più volte apprezzato?
Ma non è ancora finita qui, visto che l’escursione è decisamente corta, anche considerando le necessarie soste nei luoghi da visitare, vedo sulla carta che dal rifugio un sentierino porta ad un altro luogo poco conosciuto: la Grotta degli Sbandati, la direzione è indicata sulla palina all’esterno del rifugio, e per questa destinazione si trova qualche relazione ed anche qualche video di youtuber.
Partiamo dalla ZI di Premana, un déjà vu, passiamo il ponte a schiena d’asino e prendiamo a destra per la salita all’Ariaal, quindi su sentiero.
Uno strappo di poco meno di +200m tra bosco, prati e baite ci riporta sulla strada per l’Alpe Chiarino, proseguiamo su strada fino ad un tornante a Q1030, poco sopra si trova una sterrata che traversa verso sinistra senza indicazioni, la seguiamo fedelmente, è il “percorso VERDE per il Rifugio Ariaal”.
Qualche chiazza di neve ma poca roba, proseguiamo su questa sterrata che traversa alta sulla Val Varrone fino a Q1100, ad un tornante si vede un evidente sentiero che scende, purtroppo nessua indicazione per il lago, ci fidiamo delle mappe sul telefono.
Il sentiero è largo e ben pulito, la parte alta tra gli abeti poi scende per perdere -150m raggiungendo una conca con una probabile vecchia area picnic, verso destra scendendo ancora pochi metri si vede il laghetto ancora gelato per circa 2/3.
Non è un grande lago ovvio (DISKA indica 70m x 25m), per alimentarlo con continuità un tubo di plastica, che sostituisce un vecchio tubo in ferro, immette acqua prelevata da un vicino ruscello.
Il laghetto è proprio in una conca a 950m, sul lato N una elevazione con rocce che strapiombano sul lago, il resto è bosco e fitta vegetazione, con le sponde attorniate da blocchi di roccia, oggi in gran parte ricoperti dalla neve e ghiaccio, nonostante la modesta altitudine.

Laghetto di Losa
Ci fermiamo una buona mezzora per osservarlo da varie angolazioni, anche dal drone.
Visto dal cielo vedo il torrente Varrone poco sotto di noi, in effetti la salita da quel lato è molto breve, un peccato la mancanza del ponticello.
Dopo la sosta risaliamo il sentiero fino al bivio a Q1100 e stavolta proseguiamo su largo sentiero fino a Q1270 dove incrociamo la strada VASP, seguendo la strada in gran parte ghiacciata raggiungiamo il rifugio Ariaal, dove troviamo neve per 20-40cm.
Sono le 10:20, avvisato i rifugisti della nostra presenza (abbiamo prenotato per pranzo) e fatto rifornimento di acqua alla fontana, puntiamo alla Grotta degli Sbandati, ma il sentiero è coperto dalla neve.
Ad intuito e con la carta e gps sul telefono arriviamo al sentiero nel bosco, dove senza neve lo si riconosce bene, troviamo anche qualche bollatura.
In circa 20min di lieve salita ed un traverso tra gli abeti raggiungiamo l’imbocco della grotta, segnalato da corrimano in legno. Si deve scendere un brevissimo tratto aiutato con delle catene, utili se ghiacciato per arrivare ad un aglomerato roccioso dove un pertugio conduce all’angusto ingresso della grotta, anche questa stretta e poco profonda ma ci si sta in piedi ed è molto asciutta.
Cito testualmente da ricerca in rete:
La “Grotta degli Sbandati” in Valvarrone è un luogo simbolo della Resistenza lecchese, situato tra i monti sopra l’abitato di Vendrogno (comune di Bellano/Valvarrone). La sua storia è legata al periodo tragico successivo all’armistizio dell’8 settembre 1943
E’ un rifugio di soldati e perseguitati: dopo l’armistizio, la grotta ha offerto riparo a numerosi “sbandati”, ovvero soldati italiani ex prigionieri o sbandati che si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o di consegnarsi ai tedeschi, oltre a perseguitati politici.
Io non amo le grotte, entro per qualche decina di metri solo quando sono ampie,quindi resto all’esterno, ma i miei compagni hanno tutto il tempo di entrare fotografare filmare l’interno (guardate il video di Giordano indicato tra le foto).
La grotta degli sbandati
Chiusa anche la visita alla grotta, la seconda “chicca” della giornata odierna, torniamo al rifugio alle 11:20, si potrebbe ancora allungare forse all’Alpe Chiarino, già visitata nelle salite al Pizzo Alben, ma vista la giornata di sole ci accomodiamo sui tavoli esterni del rifugio per godere del tepore e della vista verso Premana e la bassa Val Varrone.
A mezzogiorno in punto, come operai al suono della sirena, ci accomodiamo all’interno e pranziamo con i sempre gustosi piatti della cucina dell’Ariaal, una garanzia assoluta di godere di cibi particolari e direi raffinati pur nella semplicità degli elementi.
Dopo pranzo, e dopo dolce, caffè e correzioni, ci incamminiamo per il ritorno, in parte su strada ed ancora su sentiero, solitamente l’ultimo tratto della VASP è sempre molto ghiacciato, meglio il sentiero della mattinata.
Ripercorrendo il sentiero che passa da Lavinol, ricordiamo la prima escursione all’Ariaal ed al Pizzo d’Alben, proprio qui Enrico scivolando su una pietra tagliente si procurò un bel taglio che non smetteva di sanguinare, l’intervento di Gigi, il nostro Doc, e di una fontana aveva permesso le prime cure.
Discesa sul sentiero del mattino, passaggio sul ponte a schiena d’asino e ritorno al parcheggio, ripresa l’auto immancabile pausa birretta (o altro) al Bar a Margno.