Dopo la bella ed impegnativa parentesi della due giorni in Val Pilotera e Piodella, oggi siamo nelle montagne di casa, il meteo della settimana non permette di ambire a mete più ambizione.
Sappiamo che sarà una giornata di nuvole e poco o niente sole, quindi puntiamo ad un rifugio aperto per pranzare e ci costruiamo una escursione attorno.
Il rifugio scelto è il Riella, le vette possono essere diverse, anche concatenabili, ma scegliamo la più elevata attorno ovvero il Palanzone.
Già salito da quasi tutte le direzioni, ci manca il lato di Caglio.
Parcheggio a Rezzago, sotto Caglio, perchè ci permette di vedere i famosi “Funghi di Rezzago” si tratta di curiose formazioni naturali, strutture geomorfologiche meglio note come “piramidi di erosione”.
I funghi erano 3 tutti ben indicati con paline ed indicazioni, purtroppo il numero 3 è collassato, quindi ne restano solo due da vedere.
Parcheggiato vicino all’Albergo Rezzago, siamo scesi nelle strette vie del paese, quindi passato un ponticello a Q600, il punto più basso della giornata, abbiamo risalito il sentiero a fianco di una cappella (Madonna della Buona Morte) quindi visita al Fungo 2, poi ancora salendo al Fungo 1.
Sentiero ripido e con scalini di pietra o legno, comunque ben attrezzato e pulito.
Con un ultimo strappo raggiungiamo il meraviglioso Castagneto di Enco .
Citazione da Google:
Il Castagneto di Enco a Rezzago ha una storia legata alla coltivazione del castagno, risalente almeno al 1721 come testimonia il catasto teresiano. La sua importanza deriva dall’antico diritto dello “ius plantandi” che concedeva alla popolazione locale la proprietà degli alberi su suolo pubblico e il diritto di raccoglierne i frutti per il sostentamento, poiché le castagne erano un alimento fondamentale per la sussistenza invernale.
Proseguendo raggiungiamo La Braga, baitello in pietra curata dagli Alpini, con camino completamente aperta verso la strada, immagino che sia adibita alle castagnate.
Su largo sentiero raggiungiamo un bivio a 890m. Qui decidiamo di prendere a destra, si scende in direzione di Caglio, passando dal parco Jungle Raider Park Family e poco dopo dal Santuario di Campoè.
Proprio a finaco della chiesa parte il sentiero che sale verso la dorsale Sormano-Palanzone.
La prima parte su sentiero, poi si incorcia una gippabile che serve alcune baite nascoste nel bosco.
Sbuchiamo sulla cresta alla Colma di Caglio Q1140, da qui il sentiero è ben noto a molti di noi, decidiamo di fare la cresta integrale (ci sono passaggi ed aggiramenti possibili), quindi passiamo dal Monte Pianchetta, dalla Braga di Cavallo, il Monte Croce, la bocchetta di Caglio, quindi il Monte Bul ed infine il Palanzone a1436m, massima elevazione della giornata.
Ovviamente troviamo vari escursionisti sia sulla dorsale nelle due direzioni che in vetta.
Breve sosta, la seconda della giornata, poi scendiamo dal sentiero diretto (o direttissimo) al Riella.
Questo breve tratto è stato certamente il più complicato, il solco del sentiero è in una terra estremamente scivolosa dalla intense pioggie dei giorni scorsi, praticamente sapone.
Inoltre è molto ripido soprattutto sopra il rifugio, quindi siamo scesi principalmente nell’erba.
A mezzogiorno siamo alla porta del rifugio Riella, ci accomodiamo per consumare un ottimo pasto caldo a base di polenta, chi con spezzatino e patate, chi polenta concia.
Fettina di dolce, caffè e ammazza-caffè sono la consuetudine.
Ci prepariamo per il ritorno, scendiamo alla Bocchetta di Palanzo, da qui prendiamo il traverso che porta sulla dorsale E del Palanzone, la si raggiunge a Q1220 praticamente la quota della bocchetta di Palanzo. Qui si trova una madonnina ed il sentiero che scende verso la Bocchetta di Vallunga.
Si scende su buon sentiero che alterna tratti ripidi a tratti larghi e semplici.
La bocchetta è un crocevia di sentieri, c’è quello che sale da Caslino al Piano, quello da Caglio, quello che sale al Monte Barzaghino e quello che scende a Rezzago.
Noi proseguiamo diritti su largo sentiero ed arriviamo al bivio Q890 della mattina, dove avevamo deviato per il santuario di Campoè.
Scendiamo alla Braga e qui prendiamo a sinistra, la mattina siamo saliti da destra dopo la visita ai funghi di Rezzago.
Su strada asfaltata scendiamo su un ponte Q700 sul torrente Rezzago e da qui di nuovo al paese di Rezzago, stavolta percorriamo il centro storico (via per l’Ambulatorio) per poi raggiungere l’Albergo Rezzago ed il vicino parcheggio.
Ci cambiamo per poi concederci la solita birra di chiusura giornata proprio all’ Albergo Rezzago.
VISTA DA IMERIO
Trova un rifugio aperto e costruisci attorno un’ escursione
Potrebbe essere questo il titolo della nostra uscita odierna, che abbiamo effettuato non molto lontano da casa in zone più che conosciute, ma con il meteo incerto di questi giorni non valeva la pena di andare lontano e quindi ecco che ci troviamo in sette di buon mattino presso il paese di Rezzago, posto nel triangolo lariano sopra Erba (CO).
Seguendo le indicazione per i funghi, percorriamo le stradine del paese e presto ci troviamo nel bosco a visitare queste curiose piramidi di terra sormontate da un enorme masso, frutto dell’erosione dei terreni morenici di queste zone; subito dopo attraversiamo in un enorme castagneto (alcuni alberi sono centenari), quello di Enco, dove questi alberi erano stati assegnati ad una settantina di famiglie come forma di sostentamento.
Consultando la mappa del nostro itinerario, decidiamo quindi di spostarci verso Caglio, sempre camminando su sentieri nei boschi fin quando, giunti alla chiesa della Madonna di Campoè, lasciamo la stradina per iniziare a salire più decisamente verso la dorsale lariana, raggiunta la quale giriamo a sinistra per dirigerci finalmente verso la nostra meta, che oggi è fissata nel Monte Palanzone.
Da qui in poi sarà davvero una bella cavalcata di cresta boscosa con parecchie aperture prative dove, seguendo quasi integralmente la dorsale con degli strappi niente male e passando da alcune cime minori arriviamo in vetta al Monte Palanzone verso le 11.30.
Fatte le foto e le osservazioni di rito, giù verso il Rifugio Riella (di cui avevamo verificato l’apertura) seguendo il breve ma ripido e oggi particolarmente scivoloso sentiero che ci permette di arrivare all’edificio quando sentiamo suonare le campane (di mezzogiorno) di Faggeto Lario: una precisione più che svizzera!
Entrati nel rifugio, che oggi non è affollato, ci sediamo e ci godiamo il nostro pranzo come sempre in amicizia e allegria ed è soleo dopo 1 h e ¾ che usciamo e riprendiamo la strada del ritorno, che facciamo passando dalla Bocchetta di Palanzo per poi scendere a quella di Vallunga, ritornando a Rezzago ripassando per il castagneto di Enco.
E’ stata anche quella di oggi una bella uscita, anche se effettuata in zone molto note, ma che comunque ci ha permesso di «mettere in cascina» più di 1100 m di dislivello su uno sviluppo di 17 km (6 ore di cammino effettivo),cosa più che ottima per tenere allenata la gamba, in una giornata passata in amicizia e senza prendere acqua tra i colori dell’autunno per cui, avanti così!
Altre note riguardanti il percorso sulle didascalie delle foto.