Siamo al secondo giorno al Rifugio Lavorerio, dopo la abbondante cena di ieri sera ed una notte non completa di sonno, sveglia poco prima delle 7:00 per far colazione tutti assieme.
Alle 8:00 lasciamo il rifugio per l’escursione del mattino, che sappiamo già non sarà facile e banale.
Abbiamo l’ambizione di salire al Pizzo Setaggio (o Piz de Setag per la Swissmap) la vetta più alta, e più slanciata, della Val Pilotera e Piodella.
Su Hikr una sola relazione di
ro19 indicata come T4+, oltretutto vista dal basso dell’Alpe Piodella la cima incute sicuramente rispetto.
Ovviamente non ci sono sentieri, come non c’erano per la vetta del Piz Gandaiole, decisamente più semplice.
Dal rifugio risaliamo per oltre 200m fino all’Alpe Piodella, già percorsa ieri.
Stavolta non prendiamo verso sinistra per il laghetto e la bocchetta di Piodella, ma seguendo rare bollature bianco-rosse saliamo quasi in verticale sopra le baite (le indicazioni sono per Cima o Alpe Cima, Rifugio Forcola) ci avviciniamo alle ripidi pendici del Pizzo Setaggio, in alto le bollature sono sia bianco-rosse che bianco-blu (Alta Via).
Quando il sentiero devia a destra per la Porta di Piodella, la bocchetta che collega con la Val Pesciadelle e poco oltre alla Valle della Forcola, abbandoniamo il sentiero per avvicinarci alle bastionate. Qui Francesco individua un canale di sfasciumi molti ripido ma chiuso sui due lati, ci sono pietre molto mobili quindi massima attenzione alle pietre che rotolano.
Uno alla volta e con “intensa” fatica riusciamo a salire, in alto si fa sempre più ripido ed in alcuni punti ci si aggrappa … a tutto per tirarsi sù.
Raggiunta la cresta lo sguardo si apre verso la Svizzera, e accidenti il lato svizzero in Val Gamba è verticale e liscio di roccia ricoperta da neve.
Con attenzione saliamo fino alla cima indicata con un grosso ometto, come nel giorno precedente sul lato italiano dominano le nuvole fino alla cima, sul lato grigionese invece c’è sole.
Si discute molto su come scendere, il canalino ripidissimo non piace molto, guardando la mappa ci sembra che oltre la Cima di Piodella, quindi già nella valle successiva, la Val Pesciadello tributaria della Val Pilotera, le curve altimetriche indicano una discesa più tranquilla.
Francesco va in avanscoperta percorrendo la ripida cresta fino ad una cimetta, che scopriremo poi essere il Pizzo Piodella a 2458m. Pur con scarsa visibilità per le nuvole ci dice che “è fattibile”, quindi lo raggiungiamo facendo molto attenzione, la cresta è piuttosto affilata, molto esposta sul lato svizzero e con qualche accumulo di neve dura e ghiacciata.
Compattati sul Pizzo Piodella tutto appare più tranquillo, e l’adrenalina che ha cricolato in questi minuti va a spegnersi.
Discesi verso nord senza problemi particolari, ma ovviamente senza sentiero, puntiamo al sentiero alto che va verso la Forcola, ma che torna anche alla Porta di Piodella e all’Alpe omonima.
Scendendo ognuno a modo suo, anche su densi accumuli di neve, ci disperdiamo un pò, qualcuno scende eccessivamente vedendo un sentiero in basso (in realtà dirige all’Alpe Cima e poi all’Alpe Cermine), alla fine ci ritroviamo e compattiamo alla bocchetta Porta di Piodella dove ricompaiono le bollature bianco-rosse e bianco-blu.
Le seguiamo su ripidi costoni erbosi, su sentiero sempre visibile, arriviamo poco sotto il canalino che abbiamo risalito verso la cima, e gaurdandolo siamo tutti convinti che il percorso fatto a scendere sia decisamente più facile.
Per pratoni o meglio per paglioni con alcune bollature bianco-rosse (quelle bianco-blu proseguono alte verso la bocchetta di Piodella, sotto il Piz Gandaiole) scendiamo ripidi con l’Alpe Piodella a vista, da qui veloci al rifugio.
Cima di prestigio conquistata, l’adrenalina ci ha aiutati nella difficoltà del canale e della affilata cresta.
In rifugio lo Chef ha programmato una magnifica “pasta alla puttanesca”, abbondante e squisita, Gimmy SEI GRANDE.
Dopo pranzo, dolce, frutta, doppio caffè ed alcolici iniziamo le pulizie, prepariamo gli zaini per il ritorno.
Zaini alleggeriti di qualche kg, e la discesa aiutano non poco e siamo più che rapidi a tornare all’Alpe Orlo.
Cambiati e rinfrescati scendiamo a Gordona per rendere le chiavi al Bar, più sosta birra come di consuetudine.
Si chiude così la nostra due giorni, come dice Imerio “un ulteriore cemento” di unione dei due gruppi, e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di bello e gratificante.
VISTA DA IMERIO
Dopo una tranquilla nottata trascorsa al Rifugio Lavorerio, dove ognuno ha riposato con le sue abitudini (personalmente riesco a dormire pochissimo nei bivacchi o nei rifugi), poco prima delle sette ci alziamo, riaccendiamo la stufa e facciamo colazione, pronti per uscire alle otto in punto; il cielo è sereno e fuori ci sono + 2 C°, per cui puntiamo verso la meta programmata, il Pizzo di Setaggio, anche se non abbiamo trovato granché come riferimenti per la salita, disponendo solo di una traccia sulla mappa di Orux di cui non conosciamo l’affidabilità.
Il primo tratto del percorso è lo stesso che abbiamo fatto ieri fino all’Alpe Piodella, da dove poi però iniziamo a seguire i ripidi pratoni alle spalle degli edifici, seguendo la linea di massima pendenza e i segni bianco-rossi ben evidenti.
Arrivati in corrispondenza della bastionata rocciosa alla fine del ripido pendio, non troviamo nessuna evidenza che abbia riscontro con la traccia della mappa, per cui continuiamo a seguire i segnavia che però portano a destra verso il Passo della Porta (in direzione opposta alla nostra meta), quando Francesco individua un ripido canalino che punta verso la cresta, per cui ci avviciniamo e lo risaliamo con fatica ed attenzione.
Giunti finalmente sulla cresta, la seguiamo verso sinistra con molta attenzione anche a causa dell’esposizione e della presenza di brina sulle rocce che precipitano verso la svizzera Val Gamba (la cresta che percorreremo poi integralmente fino al Pizzo Piodella e il canalino fatto in salita sono sicuramente i due tratti più impegnativi dell’escursione di oggi, che vanno affrontati con la giusta concentrazione e con le giuste condizioni meteo) e in una decina di minuti siamo finalmente sulla cima del Pizzo Setaggio(m 2476), dove non possiamo fermarci molto perché siamo avvolti dalle nuvole e quindi preferiamo scendere.
Ripercorsa la cresta fino al canalino, decidiamo di non percorrerlo in discesa e quindi proseguiamo cercando i giusti passaggi (a volte bisogna scendere leggermente sul versante italiano); arrivati sul Pizzo Piodella scendiamo di poco verso sinistra, per poi abbandonare la cresta erbosa e scendere in libera verso i pendii in parte pietrosi intercettando il sentiero proveniente dal Passo della Porta, seguendo il quale arriviamo al versante risalito in mattinata sopra l’Alpe Piodella, dalla quale riprendiamo il sentiero già percorso anche ieri per ritornare finalmente al rifugio.
Il pranzo di oggi prevede pasta alla puttanesca, che ancora una volta lo chef Gimmy cucina in maniera eccelsa (ci stiamo abituando troppo bene a questi piatti da ristorante…), a cui facciamo seguire un po’ di affettato e formaggi.
Terminato il lauto pasto, ci mettiamo al lavoro per riordinare e ripulire il rifugio, pulendo e lavando pentole e stoviglie, spazzando il pavimento e riordinando gli arredi, lasciando la struttura in perfetto ordine così come l’abbiamo trovata al nostro arrivo.
Dopo un paio d’ore lasciamo con dispiacere questo bel rifugio e ci incamminiamo lungo la via del ritorno, ognuno immerso nei propri pensieri riferiti a questa bellissima due giorni, completata con la salita di oggi, che ha avuto il vero gusto dell’avventura sia per la ricerca del giusto percorso e sia per l’impegno che ci ha richiesto: tutti soddisfatti e contenti!
Quella di oggi non è stata un’escursione lunghissima (10 km) o con elevato dislivello (m 880 in salita e 1575 in discesa), ma è stata sicuramente impegnativa dal punto di vista tecnico, con qualche passaggio di 1° grado alpinistico sulla cresta e nel canalino.
Dal Rifugio Lavorerio impieghiamo esattamente due ore di cammino per giungere all’Alpe Orlo, dove riprendiamo le auto per scendere a Gordona, riconsegnando le chiavi della struttura e lasciando il giusto contributo per il suo utilizzo; facciamo altresì i complimenti al gruppo che si occupa della sua gestione, tenendo in vita un così bel punto di appoggio per fare delle belle escursioni in questi luoghi isolati.
Altre note dell’escursione sulle didascalie delle foto.