Le sfide sono lo stimolo per provare a migliorare, e Paolo nei miei confronti è un “grillo parlante”, sempre pronto a punzecchiare e aggiungere un centinaio o centinaia di metri di dislivello.
E’ un buon periodo per me, ormai molte delle ultime escurioni superano con margine il migliaio di metri di dislivello, nel proporre al gruppo l’escursione domenicale ho scritto a Paolo “stavolta potrei stupirti”.
Utile sapere che nelle idee ambiziose (dedicate a me) di Paolo, una è certamente l’ultimo rifugio della Val Marcri, l’altra ancora più ambiziosa si trova in Verzasca.
Per motivi vari oggi siamo solo in tre per questa ambiziosa avventura.
E’ anche importante segnalare che ci siamo già stati in Val Marcri, nel lontano 2012, almeno fino al primo rifugio.
Le vallate su questo lato sono tutte selvagge, ma la Val Marcri è sicuramente tra le meno note, questo grazie alla sua difficile accessibilità.
Dal basso, dall’autostrada o dalla Cantonale, è difficle capire che in alto si apre una vallata, perchè si vede una larga bariera di roccia che sembra sbarrarne il passaggio, che invece avviene da uno dei due lati: dalla Val d’Ambra, passando da Cavalum, oppure dalla Val di Nedro, via Faidal e Sassan.
Ultima notazione questa valle come le limitrofe sono ora parte di una Riserva Forestale inaugurata proprio quest’anno,progetto iniziato negli anni ’90 ed è stato ufficialmente inaugurato nell’agosto 2025, frutto della collaborazione tra i patriziati di Personico, Bodio e Pollegio, il Comune di Personico e il Cantone.
Lasciamo l’auto nel parcheggio dedicato a chi alloggia a Faidal, i posti sono pochi e ovviamente riservati ai “locals”, ma in questo periodo è piuttosto libero. Nel caso si lascia l’auto poso sopra il tornate Q502 sulla strada per la diga della Val d’Ambra.
Ci avviamo sul sentiero, passiamo dalle baite di Venn, quindi sul magnifico doppio ponte a schiena d’asino sopra il Riale di Nedro, quindi il nucleo di baite di Faidal a 913m.
Luogo sempre stupendo, con le baite raggruppate in una magnifica radura prativa. Proseguiamo in direzione della Val di Nedro, anche questa valle la conosciamo bene, siamo assidui frequentatori del Rifugio Portri.
Raggiunto un altro bel ponte a schiena d’asino proseguiamo senza svoltare in Val di Nedro ed in breve siamo alla baite di Sassan.
Saliamo alle baite più in alto e da qui parte il sentiero nel bosco che si dirige in Val Marcri, prima un bel traverso con lieve salita, poi quasi a ridosso del solco del riale Margasca, si inerpica ripidissimo (un vertical) per più di 200m sul costone, poi sotto una bastionata rocciosa la aggira a sinistra per riportari sopra di questa su una cengia .
Altra salita ripida che si incunea nellaVal Marcri, abbandonando la faggeta per una magnifica abetaia.
Sempre su pendenze sostenute fino a Q1551 dove si incrocia il sentiero che proviene dalla Val d’Ambra e Cavalum.
Da qui con un bel percorso tra gli abeti si sbuca nella fredda radure dell’Alpe di Marcri (Canva ad Marcri), rifugio che abbiamo già visitato nel 2012.
Troviamo una persona in rifugio (aperto), chiediamo informazioni riguardo l’accesso all’ultimo rifugio. In particolare ci interessa sapere se nel “canale” (ne parleremo poi) ci sia ghiaccio, ci dice che si sale senza problemi e se qui in Canva sarà all’ombra tutto il giorno, in alto staremo al sole ed in maglietta.
Facciamo quindici minuti di pausa, i primi 1000m di dislivello sono fatti e sono stati piuttosto impegnativi.
Lasciamo il primo rifugio e ci incamminiamo su ottimo sentiero, ben pulito.
Con un breve tratto ripido raggiungiamo il secondo rifugio Stabbio di Mezzo, veramente molto bella la posizione e la vista, il rifugio è aperto (acqua chiusa in questa stagione) piccolo ma ben dotato di tutto il necessario.
Ci fermiamo per 5min, il tempo di preparare un porcino trovato sul sentiero, tagliato a fettine con un poco d’olio, sarà di accompagnamento nel panino.
Davanti a noi una lunga bastionata rocciosa, apparentemente impendetrabile.
Ora il sentiero sale deciso sulla sinistra del torrente portandosi alla base della bastionata, qui si rivela il punto chiave: un ripido intaglio nella roccia che è stato attrezzato con gradini di roccia ed anche gradini intagliati della roccia, un gran bel lavoro.
Avevo letto in alcune relazioni passate che il canale era in cattivo stato e più difficile da salire, ma noi lo abbiamo trovato in ottimo stato, come abbiamo trovato puliti e sfaciati i sentieri tra i tre rifugi, probabile conseguenza dell’inaugurazione della Foresta Naturale.
Superato il canale, circa +80m verticali, e percorso un breve tratto tra i larici, il paesaggio si apre sulla conca dell’Alpe Lago, e devo proprio dire che lascia senza fiato per la sua bellezza.
Si vede subito il rifugetto posizionato sotto una bastionata, con vicino una tettoia ed una costruzione in legno, il sentiero porta proprio a queste baite, lasciando a sinistra una zona paludosa.
Arrivo ultimo, ma di poco stavolta, dopo solo 4h comprese le soste (circa 20min).
Giunti al rifugio, la curiosità più grande è quella di vedere il lago, lasciamo gli zaini e proseguiamo per pochi minuti per giungere al bellissimo laghetto.
Il lago si trova in una conca sovrastata da una ennesima bastinata rocciosa, una cascatella alimenta lo specchio trasparente delle sue acque.
Purtroppo è parzialmente all’ombra in questa stagione, comunque veramente molto bello.
E’ presto per pranzare, mi perdo in fotografie e dronate vicino al lago.
A mezzogiorno raggiungo gli amici, a cui si aggiungono tre escursionisti ticinesi che sono saliti dalla Val d’Ambra, discuteranno a lungo sul prosieguo della gita.
Loro ripartono e noi restiamo ancora un poco al sole ed a gustare questo magnifico e selvaggio panorama, manca solo l’incontro con il selvatico.
Poco dopo l’una iniziamo il ritorno, la discesa nel canale molto tranquilla, poi giù fino al rifugio centrale (Stabbio di Mezzo) e da qui al Canva o Alpe Marcrì, come previsto dal rifugio centrale in giù il sole non arriva.
Iniziamo la ripida discesa verso valle, con molta attenzione perchè le pendenze sono vermente importanti.
Passata la cengia con i due brevi tratti attrezzati con catene, iniziamo la discesa sul vertical, poi in basso all’incrocio con il sentiero basso per Cavalum tutto diventa semplice, traverso direzione Sassan, poi il ponte della Val di Nedro, quindi Faidal.
Sarà la stanchezza che inizia a farsi sentire , ma il sentiero da Faidal sembra non finire mai, anche se sono solo 1.6km circa.
Finalmente al parcheggio, ben prima di ogni previsione, chiudiamo questa magnifica giornata.