La proposta di Imerio mi riporta ad una
vecchia escursione di dicembre 2013 con Luciano (
Barba43).
Torno volentieri alla Casera Varrone, Gimmy e Roberto non ci sono mai stati così come due Malnat, inoltre secondo me l’Alta Val Varrone con la neve è un vero spettacolo.
Il percorso è una classica dalla Zona Industriale di Premana, si risale tutta la valle seguendo la stretta strada chiusa al traffico fino all’Alpe Forno di Sotto.
Fino a qui si alternano tratti in lieve salita con alcuni strappi, in parte sterrata, cementata e con pietre, pensavo di trovare più ghiaccio ma le temperature miti di questo periodo hanno probabilmente sciolto in gran parte.
Qualche tornante prima dell’Alpe Forno di Sotto calziamo i ramponcini, da qui sono utili se non necessari.
All’Alpe Vegessa facciamo una pausa di 10 minuti, il sole ancora non si vede nascosto da nubi di umidità, ma vediamo chiaramente che splende in alta valle.
Dopo la pausa riprendiamo il cammino per affrontare il tratto più impegnativo, dopo un pianoro la stradetta prende a salire decisa con numerosi tornanti, il percorso è battuto dal quad dei gestori del rifugio e nell’ultimo tratto da una motoslitta, sempre dei gestori, in genere il rifugio in inverno apre durante i weekend.
Come sperato in alto il sole splende alla grande, ed appena ci si affaccia sulla piana dove si trova il rifugio si resta estasiati dal panorama.
Il cielo blu, la neve che copre ogni cosa e le belle cime rocciose, dove spicca su tutti la torre del Pizzo Varrone, sono uno spettacolo della natura.
Arriviamo per primi al rifugio oggi, sono le 10:40 e decidiamo di fermarci a godere del sole e dei panorami.
A dire il vero Angelo e Paolo, primi ad arrivare, hanno allungato fino a delle baite in testa alla valle, che attengono alle miniere ormai abbandonate.
Come detto il rifugio è chiuso, occupiamo i tavoli esterni che sono ben puliti ed asciutti.
Per oltre mezzora regna la pace ed il silenzio interrotto solo dalle nostre parole, poi arrivano un nutrito gruppo del CAI di Oggiono, in gruppetti assortiti, e restiamo in simpatica compagnia.
Alle 11:30 circa pranziamo in due tavoli che abbiamo occupato per noi lasciando gli altri ai numerosi escursionisti CAI.
Alle 13:00 iniziamo la discesa dopo la dipartita di un gruppetto, arriviamo all’Alpe Forno di Sotto, dove Francesco ed Imerio deviano sul lato opposto del torrente Varrone a visitare l’Alpe Casarza, ci rcompattiamo e scendiamo fino alla Cappella di Pregaduur dove togliamo i ramponcini, nello stesso posto dove alla mattina li avevamo calzati, da qui in poi i tratti ghiacciati sono brevi e si riescono ad aggirare sui lati.
In poco più di 2h raggiungiamo di nuovo la zona industriale con il parcheggio, ci cambiamo e scendiamo in auto a Margno per consumare al bar la nostra meritata birra.
VISTA DA IMERIO
Vedendo qualche giorno fa un
filmato di francytrek che raccontava la salita al Rifugio Casera Vecchia di Varrone ancora circondato da tanta neve, mi era venuta voglia di ripetere il giro, sfruttando la prevista giornata di bel tempo, per tornare in questa zona che avevo visitato a maggio di quattro anni fa, vedendola però in veste invernale.
Proposta l’escursione al gruppo, ci troviamo al gran completo (in nove) verso le sette in zona Giabbio (area industriale di Premana), dove iniziamo a seguire la lunghissima stradina che risale la Val Varrone, se vogliamo un po’ monotona nelle prima parte, ma che poi, mano a mano che si sale, diventa più aperta e panoramica.
Dopo un’oretta di cammino mettiamo i ramponcini (indispensabili) perché sulla strada troviamo un strato di neve pressata e ghiacciata che aumenta sempre di più mentre percorriamo la bella stradina che nel primo tratto non presenta mai pendenze eccessive, permettendo si salire affiancati per parlare del più e del meno.
Raggiunta l’Alpe Forno di Sotto la valle comincia ad allargarsi un po’ e noi continuiamo a salire in pratica seguendo la cosiddetta “via del ferro”, nome abbinato alla fase costruttiva più antica della via, quando la strada era usata soprattutto per trasportare a valle il minerale estratto dalle miniere del Varrone.
Verso la fine del percorso superiamo il tratto più ripido dove il tracciato si fa più erto, superando con alcuni zig zag il bosco, per uscire finalmente agli inizi della Piana di Varrone, dove subito a sinistra troviamo la nostra meta, circondata da circa 40-50 cm di neve, con un cielo ed un panorama davvero spettacolari, dominato quest’ultimo dalla bella piramide del Pizzo Varrone.

Tolti gli zaini (abbastanza pesanti perché oggi si mangia al sacco) ci mettiamo in libertà e recuperiamo Angelo e Paolo che, non essendo mai stati qui e che visto che erano davanti, non hanno visto e il rifugio si sono spinti fino alle baite situate presso le ex miniere di ferro (tutto allenamento…); bello sarebbe stato proseguire verso il Rifugio Santa Rita (come avevamo fatto la volta scorsa), ma bisognava avere un po’ più di allenamento e le ciaspole o gli sci, come vediamo fare da due scialpinisti arrivati dopo di noi.
Dopo qualche minuto di permanenza veniamo raggiunti da un paio di persone, che poi diventano otto e che poi aumentano diventando ventiquattro, in pratica scopriamo che è un gruppo del CAI di Oggiono, che hanno avuto la nostra stessa idea e con i quali condividiamo gli spazi intorno al rifugio (chiuso in settimana), che fortunatamente dispone di un buon numero di tavoli all’esterno.
Quando iniziamo il nostro pranzo ci mettiamo su due tavoli di legno posti di fianco al rifugio e lì ci godiamo quello che ci siamo portati nello zaino, compresi i dolci finali (con prosecco), caffè e immancabili correzioni.
Alla fine, la sosta al rifugio avrà una durata di poco più di due ore, dove ci siamo goduti la bella giornata in compagnia, per poi iniziare la discesa lungo lo stesso percorso dell’andata, con la neve un po’ smollata, ma ancora «camminabile» con indosso i ramponcini.
Bella giornata nella neve, trascorsa con gli amici di sempre e comunque con un discreto allenamento, visto che abbiamo superato un dislivello di circa 1000 m e percorso 17,5 km in 5,25 ore di cammino effettivo e quindi: avanti così!