Bisogna proprio dire che stavolta siamo stati baciati dalla fortuna con il meteo.
Settimana tutta all’insegna del maltempo, ha perfino nevicato a 300m martedì scorso, il resto sempre pioggia.
Si apre una finestra per giovedì, bel tempo per tutta la mattinata e parte del pomeriggio poi di nuovo pioggia.
Considerato il meteo, la neve e l’elevato pericolo valanghe puntiamo a qualcosa di basso nelle nostre zone, ormai tutte le cime e cimette le abbiamo salite.
Ripropongo il Monte Megna, vetta panoramica del triangolo lariano a soli 1050m, Imerio suggerisce il pranzo all’Osteria Italia ad Osigo (dove già abbiamo pranzato altre due volte), ed io costruisco un giro abbastanza lungo da fare in mezza giornata.
Parcheggiamo ad Osigo in Via Monte Grappa, poco sopra la trattoria, e dopo esserci cambiati scendiamo alla Piazza dei Caduti e sulla statale che da Asso scende ad Onno sul ramo di Lecco.
A Maisano, anche questa frazione di Valmadrera, prendiamo la via Ziniga giusto per fare meno asfalto e scendiamo alla bella chiesetta della Madonna della Febbre.

Santuario della Madonna della Febbre o Madonna della Valle
Info da VALBRONA.NET
Lungo l’antica mulattiera che unisce Valbrona alle rive del Lario e porta alla frazione di Caprante, sorge il Santuario della Madonna della Febbre (conosciuto anche come madonna della Valle).
Le fonti datano la nascita dell’edificio al 1779. La leggenda vuole che in quell’anno alcuni valligiani videro nel letto di un ruscello una piccola statua raffigurante la santa Vergine e la portarono in parrocchia. All’indomani la statuetta era scomparsa e fu recuperata sulle rive dello stesso ruscello e, pensando a uno scherzo, venne riportata nuovamente in parrocchia. La statuetta scomparve nuovamente e venne ritrovata nello stesso posto. Lì si pensò che fosse il luogo prescelto dalla Vergine e gli abitanti fecero voto di innalzare un santuario, implorando la protezione della Beata Vergine per le calamità. La statuetta trovò così dimora al centro del piccolo altare, dove si trova tutt’ora.
Nel 1942 venne collocato ai piedi del trittico un cuore di cristallo, opera dell’orafo Giuseppe Villa, in cui furono deposti i nomi dei soldati che partivano in guerra e di quanti vollero mettersi sotto la protezione della Madonna. Questa è la dicitura incisa “La Madonna della Valle stenda le ali della sua misericordia sui nostri militari donando vittoria e pace“; ora il cuore racchiude i bigliettini con i nomi dei combattenti che non fecero più ritorno.
Risaliamo verso la statale e prendiamo a sinistra la Via dell’Oro, seguendo le indicazioni per l’RSA San Giorgio, qualcuno suggerisce che “andiamo a visitare il nostro futuro”.
Percorriamo tutta la stradina asfaltata che costeggia numerose e belle ville con vista lago, per raggiungere proprio l’RSA dove sono disponibili parcheggi volendo partire da qui.
Poco oltre deviamo al Belvedere di San Giorgio, c’è una grande croce ma il belvedere è ofuscato dalle nuvole basse di umidità, il lago resta nascosto, mentre svettano al sole e meravigliosamente bianche le Grigne.
Scendiamo fino a Q480 per incrociare il sentiero che sale da Onno per la Conca di Crezzo, iniziamo un tipido percorso su acciottolato reso molto viscido dall’umidità.
A Q720 un bivio per l’Alpe Prezzapin, noi prosegiamo verso destra e dopo una breve salita un bel traverso sempre ne bosco vi porta verso la Conca di Crezzo.
Troviamo la palina per salire la dorsale del Monte Megna, ma proseguiamo per andare a vedere il laghetto della Conca di Crezzo.
Abbiamo pestato un pò di neve 700-750m, alla Conca tutto è ben innevato 15-20cm freschi.
Purtroppo ci sono mezzi meccanici che lavorano attorno al laghetto, che non è gelato, quindi torniamo sui nostri passi e prendiamo la ripida dorsale.
Si sale su sentiero ben segnalato, le bollature sono sugli alberi quindi sempre visibili, alcuni tratti sono piuttosto ripidi ma la neve fresca tiene bene.
Raggigunta la dorsale si fanno diversi sù e giù, comunque sono circa 4km di dorsale prima di raggiungere la croce.
L’ultimo tratto in cresta è all’aperto verso N, la Croce del Monte Megna spicca per le sue grandi dimensioni alla fine della dorsale, sul nostro fianco il San Primo, il Palanzone tutti ben imbaincati.
In breve siamo alla croce del Monte Megna aa 1052m, la vera cima (anonima e nel bosco si trova poco prima poco più alta).

La caratteristica croce del Monte Megna
La vista spazia a 360°, dalla pianura padana e Milano coperta dalle nuvole alle vicine cime del Cornizzolo, Monte Rai, i Corni, ma anche il Resegone, il Pian dei Resinelli, le Grigne, poi il Legnone, le cime della Valtellina e tornando verso il lago di Como il Berlinghera, il Sasso Canale, la Corvegia, tutti coperti del manto bianco.
Facciamo una bella e lunga sosta, poi iniziamo la discesa verso E, sul sentiero “Erta del Giubileo” (che scende ad Osigo) e Sentiero del Tivano che scende all’Alpe Megna e da qui a Pagnano o a Visino.
A Q980 il bivio tra i due sentieri, visto l’orario optiamo per il sentiero “Erta del Giubileo” ovvero il nro 28.
Inizia una discesa molto impegnativa, pendenze da “vertical” e terreno viscido per la terra molle e le tante foglie, si perdono -400m veramente molto ripidi dove ognuno cerca il percorso meno scivoloso.
Le bollature sulle piante sono abbastanza frequenti e riportano sempre il numero del sentiero 28.
Arrivati alla Baita Camilla le fatiche sono finite, si scende ancora fino ai prati sopra ad Osigo e da qui dritti dritti proprio sopra al parcheggio, dove abbiamo tutto il tempo di cambiarci e scendere a pranzare alla Trattoria Italia, pranzo semplice ma tutto molto buono ed economico.