Escursione della serie “trova un rifugio e costruisci una traccia attorno“.
Il rifugio in questione è il Camposecco, ignoravo proprio la sue esistenza.
Imerio verifica che è aperto il mercoledì ed i weekend, non resta che costruirci qualcosa attorno.
Tutti i percorsi della zona portano al Magnodeno, e ce ne sono vermamente molti sia dalle varie località affacciate sul lago di Garlate, sia da Erve, ma da qui ci siamo già stati.
Con l’intenzione di fare un pò di fatica prima del pranzo, propongo di partire da Maggianico seguendo il percorso del “Vertical del Magnodeno” e poi scendere per pranzo sulla dorsale che già avevamo percorso in salita.
Ritrovo previsto alle 7:00 alla chiesa di S.Andrea a Maggianico, con vicino il cimitero dove solitamente si trova posto auto.
Ci ritorviamo una decina di minuti prima del previsto ed è buio pesto, ma fortunatamente troviamo i due parcheggi necessari. Partiamo che è ancora notte, un primo sbaglio di via poi troviamo il percorso giusto che ci porta all’imbocco del sentiero.
Iniziamo la faticosa salita, ovvio è un vertical.
Il sentiero è veramente ripido, ogni 100mt di dislivello c’è un cartello che lo indica, non ci sono tratti esposti. Ad un certo punto troviamo un cartello che indica sparo mine, penso sia uno scherzo, ma poco dopo capisco che ci troviamo sul precipizio della cava e giustamente viene indicato che ci possono essere esplosioni.
Dopo il tratto a ridosso della cava si sale ancora inesorabilmente con i cartelli che indicano la progressione.
Raggiungiamo la cresta della Corna Marcia dopo aver salito +800m siamo a Q1060 e già si vede la croce di vetta del Magnodeno, mancano circa 200m di dislivello.
Da qui in poi il sentiero sale senza strappi, se non l’ultimo tratto poco sotto la croce, dove arrivo dopo 2:35 dalla partenza.
Solo per informazione, il record attuale uomini è di Andrea ELia di 35 minuti e 56 secondi nel 2023, mentre quello femminile è di Tommy con 44 minuti e 2 secondi nel 2022.

Vetta del Monte Magnodeno
In vetta fa freschino, ci sono fiocchi di neve ghiacciata che girano nell’aria, e pensare che le previsioni davano sole, proprio non si è visto.
Sono solo le 9:30 facciamo pausa, faccio volare il drone anche se la giornata è parecchio nuvolosa specialmente verso le montagne.
Saliamo al vicino rifugio dell’ANA, anche questo aperto di mercoledì e già pronto ad ospitare parecchi escursionisti.
Beviamo the e caffè e ci ripromettiamo di salire a pranzo una volta.
Scendiamo dalla stessa dorsale di salita, passiamo da Foppetta, poi la località Tre croci dove incrociamo numerosi escursionisti che salgono alla vetta ed al successivo “risotto al Magnodeno“.
Una bella e ripida discesa ci porta al Bivacco Corti (aperto e con camino che fumava quindi qualcuno lo stava utilizzando) e poco oltre alla bocchetta prendiamo a destra per scendere al Rifugio Camposecco, sempre ben indicato in tutte le frecce.
Iniziamo una bella discesa, piuttosto ripida e resa scivolosa dalle foglie e dalle pietre umide, incrociamo altri escursionisti in salita.
Alle 11:35 siamo davanti al rifugio Camposecco, una grossa baita non molto elegante ma posizionata su un bel balcone con vista su Lecco.
Attendiamo il mezzogiorno per entrare, ovviamente abbiamo prenotato, è altamente consigliato prenotare i posti interni sono limitati.

Rifugio Camposecco
Pranziamo con un ottimo piatto di polenta, missoltino, ricotta, slinzega di cavallo e salsa verde, tutto veramente molto buono e accompagnato da un ottimo Teroldego, forse il miglior vino che ho mai bevuto in un rifugio (confesso che è anche uno dei vini che apprezzo molto), e non sono stato il solo a pensarla così.
Una buona fetta di dolce, poi il caffè ed una grappetta per chiudere.
Alle 13:35 ci prepariamo per scendere, seguendo una brillante pensata di Imerio, faremo il ritorno non per il sentiero diretto ma ci allontaniamo per andare a visitare la Rocca di Vercurago. meglio nota come il Castello dell’Innominato.
Copio ed incollo da Wikipedia:
Il castello dell’Innominato, storicamente noto come rocca di Vercurago, è una fortificazione risalente al XIII secolo posizionata su un’altura al confine tra i comuni di Lecco e Vercurago. Secondo la tradizione popolare lo scrittore Alessandro Manzoni, nel suo romanzo I promessi sposi, si ispirò a questa rocca per ambientare la residenza dell’Innominato.
Il castello sorge sul Tremasasso, un’altura di roccia calcarea alle pendici del monte Magnodeno abitata sin dalla prima età del ferro dalla cultura di Golasecca. Probabilmente di origine alto medievale, nel XIII secolo il castello fu di proprietà della famiglia dei Benaglio, vassalli dei Della Torre di Milano per poi entrare a far parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia dopo la pace di Lodi. Con l’arrivo degli spagnoli in Lombardia il castello fu incorporato assieme alla Malanotte e a Somasca nel Ducato di Milano, mentre Vercurago rimase alla Repubblica di Venezia. Il castello fu distrutto più volte e dopo essere stato raso al suolo nel 1799 durante la campagna italiana di Suvorov e venne parzialmente ricostruito dai padri somaschi sul finire del XIX secolo.
Nella torre del castello è ospitata la rappresentazione scultorea di un episodio della vita san Girolamo Emiliani, ultima di una serie di cappelle presenti nel complesso religioso del Sacro Monte di Somasca

Per salire al castello risaliamo facilmente fino al grande piazzale della rocca.
Del castello resta veramente ben poco, parte delle mura merimetrali, una cappella ed una torretta adibita a cappella che ricorda il miracolo della moltiplicazione del pane compiuto da San Girolamo.
Dalle ampie dimensioni si intuisce che doveva essere piuttosto grande, arroccato su una roccia a picco sul lato lago di Garlate, posizione stupenda e panoramica.
Dopo la visita alle mura scendiamo una bella scalinatata a visitare la Cappella di San Girolamo Emiliani .
Da Google:
San Girolamo Emiliani (1486-1537) è stato un nobile veneziano che, dopo un’esperienza di prigionia, si dedicò alla vita religiosa e all’assistenza dei poveri, in particolare degli orfani. È il fondatore dei Chierici Regolari di Somasca (i Somaschi), ordine che si occupa dei bambini abbandonati, e nel 1928 è stato nominato patrono di questi ultimi e della gioventù abbandonata.
Risaliamo una scalinata e torniamo alla Trattoria la Rocca dove arriva una strada parzialmente cementata che sale ripida da Chiuso, scesi all’altezza del lago seguiamo la provinciale in direzione Lecco per poi deviare ancora in debole salita per tornare alla chiesa di S.Andrea a Maggianico, al nostro parcheggio.
Giro molto soddisfacente, un vertical è sempre un vertical, poi un ottimo pranzo (oltre alle aspettative sia come qualità che prezzo), poi la visita al Castello dell’Innominato una bella novità per quasi tutti.