Quando due settimane fa abbiamo
percorso il Filo di Nolezzo e quando sabato con mio figlio
sono passato dal Todum e dalla Colma di Cossogno, il mio sguardo era spesso calamitato dalla Cima Sasso e dalla bella cresta che si segue per salirla e, constatando il perfetto stato della montagna (assenza si neve, terreno asciutto e meteo perfetto) la cui via normale di salita è esposta a sud, ho lanciato un «accorato» appello sul gruppo per raggiungere questa meta, che per me rimane una delle più belle della Val Grande, perché permette veramente di vedere gran parte del Parco da un punto di vista privilegiato, ammirando cime, creste, corti e bivacchi del parco, compresi i dirupati versanti della Riserva Integrale del Pedum, che si trovano proprio sotto e di fronte alla cima.
Per me questa è stata la terza salita a Cima Sasso, ma oggi me la sono proprio goduta, perché ho potuto rivedere tanti luoghi dove sono stato nel corso di questi anni di frequentazione della Val Grande, inoltre ho avuto veramente piacere del fatto che tutti abbiamo raggiunto la meta, compresi Paolo e Giordano che le altre volte si sono fermati prima e gli amici Girovagando che qui non sono mai stati ad eccezione di Francesco, che l’ultima volta è
salito qui con l’indimenticato Beppe poco prima della sua scomparsa; infine sulla cima abbiamo ascoltato più volte la canzone (non nascondo con una certa emozione)
recentemente postata dal mitico Carlo Zanetta su YouTube, che vi consiglio di sentire seguendo bene le parole , insomma cima raggiunta con grandi emozioni interiori.
La salita non è difficile, ma non va sottovalutata perché è di un certo impegno fisico (quasi 1300 m di dislivello per 10,3 km di sviluppo percorribili di norma in 6,5 ore di cammino) e presenta alcuni passaggi su roccia ed altri con una certa esposizione verso i ripidi versanti che danno sulla Val Pogallo e su quella percorsa dal Rio Val Grande.
Il sentiero è sempre ben segnato e, partendo da Cicogna, si risale la ripida mulattiera che conduce all’Alpe Prà dove si trova la bella Casa dell’Alpino (rifugio privato) superando i primo 500 di dislivello, si prosegue poi in un bel bosco di faggi prima sul lato valgrandino e poi sul lato della Val Pogallo fino a raggiungere la Colma di Belmello: la canzone dice «dove il mondo si apre come un acquarello», ed è vero!
Da qui si prosegue con minore pendenza con qualche su e giù e con qualche tratto esposto arrivando alla rampa finale che precede la cuspide della Cima Sasso: sono gli ultimi 200 m di dislivello che si affrontano attraversando una pietraia in buona parte colonizzata da arbusti di rododendri, in questo tratto sono di molto aiuto gli ometti di pietra che vanno seguiti per evitare noiosi traversi su sassi malfermi o tra gli arcigni arbusti (rispetto all’ultima volta che sono salito – 3,5 anni fa – ora c’è più ordine nella traccia da seguire e sono stati eliminati alcuni ometti fuorvianti, per cui adesso è difficile sbagliare percorso).
Dalla cima, come detto, panorama spaziale con una vista eccezionale a 360° e dopo aver ammirato i dintorni e la consueta dronata di Giorgio, iniziamo la strada del ritorno fermandoci a mangiare alla base della cuspide finale, riprendendo poi la discesa seguendo la cresta.
Arrivati alla Casa dell’Alpino la troviamo stranamente aperta, scoprendo poi che i due volontari che sono saliti oggi pomeriggio stanno preparando la cena per alcune persone che saliranno stasera, e noi ne approfittiamo per visitare la struttura e per fare rifornimento di acqua, visto che la fontanella esterna è chiusa.
Come ultimo sforzo della giornata percorriamo in discesa la bella mulattiera che ci riporta a Cicogna. (altri commenti sulle didascalie delle foto)
Se vogliamo trovare un neo sulla perfetta escursione di oggi, lo dobbiamo cercare nello scarso incontro con l’animale: abbiamo avvistato solo fugacemente una volpe al nostro arrivo a Cicogna e un camoscio presso la Colma di Belmello, in una zona dove le altre volte abbiamo visto decine e decine di ungulati, vabbè, comunque Val Grande sempre al top e per finire bella sosta ristoratrice al GiangiBar a San Bernardino Verbano.