Oggi siamo solo in due, la coda delle ferie e qualche impegno non permettono un gruppo più numeroso.
Con Gimmy decidiamo di tornare in Valmalenco, e più precisamente al Sasso Nero.
Nell’escursione alla Cima Fontana abbiamo ammirato i ghiacciai del comprensorio del Bernina dal lato E verso la Val Poschiavo , con i ghiacciai del Fellaria, stavolta dal Sasso Nero che si trova sul lato O, vedremo il lato delle vedrette dello Scerscen.
Il Sasso Nero ed il suo massiccio separa l’Alta Valmalenco dal grande vallone dello Scerscen, culmina in due cime a SE a 2917m con croce di vetta e quella NO poco più alta 2921, separate da una valletta rocciosa che ne sconsiglia l’avvicinamento.
Partiamo dal parcheggio di Barchi alle 7:50 e saliamo la ripida sterrata che porta al Lago Palù ed al rifugio Omonimo.
Ci sono altre due auto parcheggiate a Barchi quindi saremo piuttosto tranquilli.
Alle spalle del rifugio inizia il sentiero che porta all’Alpe Roggione, che si raggiunge in pochi minuti.
All’Alpe Roggione una palina indica il Sasso Nero verso destra e Alpe Sasso Nero a sinistra.
Qui si deve prendere una decisione, salire all’Alpe Sasso Nero a da qui alla vetta oppure passare dal Bochel del Torno passare dalla seggiovia del Sasso Nero (comprensorio di Chiesa) e salire alla vetta raccordandosi con l’altro sentiero a circa 2785m.
Ho pesnato di fare il giro al contrario da quello di
francesco &Co quindi Bochel del Torno, quindi seguendo l’indicazione della freccia all’Alpe Roggione.
Attraversato l’alpe si inizia a salire prima blandamente poi in modo molto deciso e si raggiunge la cresta della Bochel del Torno, una bocchetta che si trova sull’Alta Via della Valmalenco e che scende in direzione di Chiesa.
Noi prendiamo a sinistra su debole traccia e ci troviamo sotto i piloni della seggiovia denominata Sasso Nero.
Non ci sono più bollature e le tracce di sentiero sono molto deboli, l’importante è seguire i pali uno dopo l’altro fino alla stazione di arrivo a circa 2400m.
Qui facciamo la nostra pausa, seduti su un grande masso con vista sulla Valmalenco e sul Disgrazia.
Riprendiamo il cammino ovviamente verso monte, il paesaggio cambia da erba e qualche basso arbusto a pietrame anche in grandi blocchi.
Individuiamo alcune bollature bianco-rosse e poi alcune gialle che seguiamo fedelmente. Si trovano anche alcuni ometti che facilitano il percorso, anche se spesso non coincidono con le rare bollature gialle.
Comunque si sale, giunti a 2780m incrociamo il sentiero che sale dall’Alpe Sasso Nero.
Per decine di volte ci siamo detti la cima deve essere quella, ma ci siamo sempre sbagliati, direi proprio che la cosa che sconforta è proprio non sapere quale sia il punto di arrivo, ed alla fine la vetta con la croce non la si vede se non a qualche decina di metri di distanza, proprio all’ultimo.
Il sentiero segnalato da rari bolli gialli e vari ometti sale tra pietrisco fine e grossi blocchi, giunti sotto la vetta, gli ometti invitano ad una breve e ripida salita verso destra, ma scopriremo dopo che salendo diritti su un canale di semplice pietrisco che arriva alla sinistra della vetta, verso il vallone di Scerscen.
Noi seguiamo gli ometti, e risalito quest’ultimo risalto finalmente vediamo la piccola croce del Sasso Nero (12:15).

Magnifico balcone sul gruppo del Bernina
Sono piuttosto stanco e tira un’arietta molto fresca che ci invita subito a vestirci.
Il panorama è spettacolare, in effetti la cima si trova in posizione privilegiata, un vero balcone verso il vallone dello Scerscen con le cime del Piz Tremorgia, Pizzo Malenco, Sassa d’Entova e poi lo sviluppo delle cime del Bernina fino al Palu con i loro ghiacciai verso sud, tutti decisamente sofferenti.
Ma la vista spazia ben oltre, fino al Pizzo Scalino, le Orobie poi il Disgrazia con le cime della Valle di Chiareggio.
Lo sfondo blu del cielo rende tutto davvero indimenticabile.
Aguzzando bene la vista si vedono anche il Rifugio Marinelli Bombardieri ed l’abbandonato Rifugio Scerscen che spicca sulla dorsale della Sassa d’Entova.

Ex rifugio Scerscen 2957m sulla dorsale della Sassa Entova
Per pranzare decidiamo di spostarci più in basso, al riparo della brezza frescolina.
Pranzo piuttosto veloce rispetto al solito, l’essere solo in due limita le chiacchere, ma soprattutto il prosepettato lungo ritorno.
Alle 14:00 iniziamo la discesa, abbiamo visto salire dopo di noi un escursionista, lo ritroveremo più tardi al parcheggio.
Arrivati al bivio iniziamo la discesa nel largo canalone, nella zona centrale è di sabbietta e pietrame fine, seguiamo gli ometti.
Scendendo si fa sempre più ripido e su pietrame di grosse dimensioni, si fa fatica ad individuare gli ometti.
Giunti una cinquantina di metri sopra il laghetto non vediamo ometti, cerchiamo una via ma troviamo una lunga parete rocciosa che precipita, ci tocca risalire e traversare sul lato opposto per ritrovare qualche ometto che aiuta nella discesa.
Bisogna fare molta attenzione perchè scendendo su pendii così ripidi e con terriccio mobile si rischia di scivolare.
Arriviamo al laghetto Q2480 e superato un tratto su grossi blocchi ci aspetta un tratto su prato e mughi più tranquillo.
Poi ci si trova su delle balze di roccia e prato, gli ometti indicano il percorso migliore, in basso verso destra, si intravvede l’Alpe Sasso Nero.
Arrivati nella conca che ospita l’alpeggio, scopriamo che le baite sono in disuso, erba alta e sentiero sempre poco visibile, ma con una breve risalita arriviamo ad una palina che ci indica di essere sull’Alta Via ed indica chiaramente il rifugio Palù.
Da qui in poi il sentiero è sempre bollato sia in giallo sia in bianco-rosso, anzi forse eccessivamente bollato, con un solco a terra sempre ben marcato.
So già che abbiamo due saliscendi, il primo di circa +30m ed il secondo di +50m, si sentono nelle gambe che cominciano ad essere stanche.
Quando si vede in basso il lago Palù inizia una ripida discesa, ma su ottimo sentiero, prima tra pietre ed erba poi nei mughi, poi tra larici ed abeti, fino all’Alpe Roggione, il bivio di questa mattina.
Pochi minuti e siamo al rifugio Alpe Palù dove abbiamo già deciso che ci fermamo per una birra, oggi ce la meritiamo proprio.
Dopo la birra ristoratrice ci aspettano ancora 30min per il parcheggio, discesa veloce in 25min possimo togliere gli scarponi e prendere la via del ritorno.
Chiudiamo così una giornata faticosa ma di enorme soddisfazione.
CONCLUSIONE: la via di salita migliore è certamente quella dal Bochel del Torno, così come la via di discesa. La discesa fatta da noi è sconsigliata, difficile vedere le bollature gialle (sono tutte posizionate per chi sale) e la presenza degli ometti a volte crea confusione perchè posizionati nella zona di passaggio e non proprio sul passaggio, inoltre a volte ce ne sono su diversi percorsi).
L’escursionista arrivato dopo di noi, ritrovato al parcheggio, e che ha fatto il giro opposto al nostro, ci ha confessato che comunque si è perso due volte salendo il canale.