Sono ben 15 anni che non saliamo più al Sassariente, ci
avevamo riprovato 10 anni fa ma era marzo e le passerelle completamente ghiacciate ci avevano respinto.
In genere non mi piace tornare su cime già visitate, e quando lo faccio cerco sempre un percorso diverso, per questo mi aiuto con mappe e cartine, oltre alle relazioni disponibili.
Anche stavolta riesco a costruire sulla mappa un percorso nuovo per la maggior parte, per l’andata ho indiviato il sentiero che sale dalla Forcarella, e per il ritorno uno dei sentieri che scende verso la Valle della Porta, ne abbiamo esplorato di recente la parte bassa, verso il Lago di Vogorno, la parte alta è ancora inesplorata per noi.
Resta un dubbio, sulla CNS il sentiero per la Forcarella mostra una interruzione di circa 30m, solitamente corrisponde a percorsi nei prati, ma anche su cenge non pulite oppure sentieri franati e non ripristinati.
Guardando il percorso su GoogleHearth vedo che questo tratto sembra essere nel bosco, decidiamo di rischiare.
Partenza da Monti di Motti, e salita a Fopiana passando però dalle baite di Scesa, percorso già nuovo.
Nel bosco sopra Scesa raggiungiamo un bivio Q1450, da un lato indica Sassariente, dall’altro Vogorno. Torneremo qui in discesa per proseguire verso la Valle della Porta.
Dal bivio in breve si raggiunge l’Alpe Fopiana dove si trova un crocevia di sentieri: il diretto da Scesa (il più utilizzato per salire al Sassariente, quello che prosegue bollato per il Sassariente e quello che proviene dai Monti della Motta e Monti della Gana.
Noi invece ci dirigiamo verso le baite di Fopiana e seguiamo una debole traccia di sentiero che sale con numerosi zig-zag.
Non ci sono bollature, ed è evidente che questo sentiero non è frequentato ma nonostante il fogliame di faggio si vede abbastanza bene il percorso.
Si sale senza grandi strappi, anzi i numerosi tornanti lasciano pensare che portavano carichi pesanti, scopriremo poco dopo l’inizio del noto Muro dei Polacchi.


Raggiungiamo la Forcarella, è una breve dorsale prativa verso la Piana di Magadino e boschiva sul lato della Valle della Porta, il paesaggio verso il Lago Maggiore è talmente bello che ci costringe ad una breve sosta per ammirare queste meraviglie.
Proseguiamo quasi in piano ed incontriamo l’inizio del muro dei Polacchi. Sul lato sinistro corre un sentierino, stretto e spesso aperto sul lato a valle, ma che si percorre bene anche se molto ripido e con qualche passaggio da fare con attenzione.
A Q1724 incrociamo il sentiero “normale” e bollato in una apertura del muro, dove di solito si trovano residui di neve, e nonostante il caldo qualche piccola chiazza di neve la si vede ancora. Pochi minuti e ci troviamo al bivio per il Sassello (sentiero bianco-blu), stavolta proseguiamo per il Sassariente, breve tratto e poi si scende alla base della serie delle passerelle in legno con catene di sicurezza che portano agevolmente il vetta.
Ricordo ancora la prima salita quando le passerelle non c’erano, e delle funi aiutavano la ripida ascesa.
Alle 10:20 siamo un cima, due ragazze partite prima di noi stanno scendendo, ci godiamo per una decina di minuti la vetta tutta per noi.
Vetta super-panoramica in tutte le direzioni, ovviamente la Piana di Magadino solcata dal Ticino che si immette nel Lago Maggiore, il lago ben oltre alle Isole di Brissago, la vetta del Gridone, Cimetta, Trosa, Madone e oltre, le vette della Verzasca con il Vogorno e Madone, poi la Cima dell’Uomo, il Ceneri ed il Sottoceneri, uno spettacolo veramente.
Peccato non aver portato il drone, ma la zona è interdetta al volo se non con permesso.
Durante la lunga pausa sulla cima salgono altri escursionisti, è da sempre una escursione molto frequentata.
Iniziamo la discesa sulle passerelle, stavolta scendiamo dal sentiero bollato fino all’Alpe Fopiana, ripercorriamo il sentiero fino al bivio nel bosco che sale da Scesa, ma al bivio nel bosco Q1450 prendiamo a destra (a sinistra si scende a Scesa e poi ai Monti di Motti).
L’idea per il ritorno è una esplorazione verso la Valle della Porta con gli alpeggi verso il Lago di Vogorno.
Scendiamo la bella dorsale NO, una faggeta immensa e a parte il fogliame sul sentiero, il sottobosco è come sempre ben pulito.
Il sentiero è bollato e ci allontana dal parcheggio, raggiungiamo la baite di Borzasca di Sopra Q1230 all’ora di pranzo e ci accomodiamo fuori da una baita dove troviamo panca, sedie e tavolo, perfetto per mangiare.
Oltre al sole si gode una magnifica vista versom l’alto Verbano.
Pranzo tranquillo poi ci dividdiamo in quattro un ottimo dolce , il Mataloc, dolce tipico della cucina lariana, soprattutto della zona di Bellagio,impasto e lavorazione affini al panettone con ripieno di fichi, uvette, noci e nocciole.
Lo abbiamo accompagnato da una buona bottiglia di prosecco tenuto al fresco sotto acqua corrente.
Dopo 1h30 proseguiamo la discesa, in breve siamo alle belle baite di Pozzoi, da qui un lungo traverso con diversi saliscendi in direzione sud.
Il perccorso è completamente nel bosco, sentiero senza più bollature e soprattuto sembra veramente poco utilizzato.
Si attraversano diverse vallette, alcuni canali dove si trova dell’acqua, l’attraversamento non è per nulla banale, le rocce sono bagnate e scivolose ed una caduta sarebbe poco piacevole. In uno di questi canali troviamo anche una corda che aiuta a salire e superare il tratto viscido.
Quel pò di wild e quel pizzico di adrenalina ci tiene ben svegli.
Avvicinandosi a Quartera il sentiero si fa semplice, raggiungiamo queste baite dove già siamo passati nell’esplorazione sopra la diga di Vogorno, anche qui per non fare sempre lo stesso percorso scendiamo di oltre 100m e prendiamo il largo sentiero che torna agevolmente e con un pò di salita direttamente ai Monti di Motti, chiudendo un anello in gran parte tutto nuovo per noi.