Previsioni per un meteo avverso per il fine settimana, le destinazioni proposte da Giorgio ad inizio settimana vengono puntualmente tutte scartate, no way, dobbiamo ripiegare su un di un’ escursione tranquilla, una meta che conosciamo gia’ per non correre il rischio di perderci, considerando la neve abbondante che scendera’ copiosa su di noi ricoprendo la traccia sul sentiero, quindi escursione no-risk.
Premesso questo, ecco che vi erudisco sulla meta odierna oggi domenica 20 gennaio 2013: la capanna Bovarina.
Come raggiungerla non ve lo scrivo piu’, ci siamo stati gia’ altre tre volte per cui non e’ necessario dilungarmi, vi rimando alle escursioni precedenti, vi elenchero’ piuttosto i nomi dei partecipanti odierni in ordine sparso, io che sto scrivendo, Giorgio autista indefesso della girovagando mobile, Brown il cineoperatore della Faleggia, Gimmy l’attore di commedie anni 60, Angelo ,indiscusso tifoso bianco-nero, e Barba il ns, uomo leggenda il mito vivente dell’umorismo raffinato.
Per ragioni varie abbiamo a disposizione una sola auto , siamo in 6, quindi sei posti a sedere di cui uno nelle retrovie (panchetta ultima fila) molto scomodo, ci saliranno all’andata Angelo e al ritorno Paolo, i due piu’ giovani del gruppo, 6 zaini invernali ben stipati nella bauliera insieme a sei paia di scarponi altrettante ciaspole, bacchette e oggetti vari, tra cui una pala per neve in caso di necessita’.
Colazione as usual da Pinocchio, cappuccino e brioche, saluto alla ragazza bionda che spesso troviamo al bancone del bar e via ben compressi nell’autovettura destinazione campo Blenio, ore 8.27 partiamo alla volta ( e’ la mia volta?) della Bovarina.
Poca neve sui prati, una delusione che verra’ fugata durante la salita, ma soprattutto durante la discesa per la neve che abbondante cadra’ sul percorso, ad Orsaria calziamo le ciaspole sotto i fiocchi che scendono fitti e intensi.
Il gruppo come sempre piacevole e allegro, cala il silenzio quando il sentiero comincia a salire e farsi piu’ impegnativo, il gruppo si sfilaccia in una lunga fila indiana, un serpente colorato che sale calpestando la coltre bianca, ma in silenzio, anche perche’ e’ molto bello e rilassante gustare la situazione e l’atmosfera che la montagna con il manto nevoso, i fiocchi che cadono riesce a creare, bello immersi in noi stessi, con i ns. pensieri a gustarci tutto questo, oddio ad onor del vero Brown ogni tanto interrompe il magico silenzio, ma si sa lui ogni cento passi deve dire qualcosa.
Passaggio e breve sosta a Ronco di Gualdo, il passaggio sul solito ponticello infido (perche’ quando c’e’ molta neve questa riempie il ponte fino al parapetto, e sotto … c’e’ un bel salto), e poi avanti verso il tratto piu’ ripido.
Arriviamo alla conosciuta capanna alle 10.45 minuto piu’, minuto meno.
La capanna offre un locale invernale dove lasciare scarponi e ciaspole, per poi salire ai piani superiori, al primo l’ ampia cucina-refettorio con la stufa e al piano superiore le camere con letti e piumini definiti dal Barba variopinti in fantasiosi e brillanti colori.
Il periodo del pranzo corre veloce fra battute, scherzi e allegria all’insegna della goliardia piu’ sfrenata, quand’ ecco sorgere un problema, qualcuno deve evacuare, Giorgio ci ricorda che la volta precedente lui aveva utilizzato i bagni, ma forse causa fossa biologica intasata o ghiacciata, un malsano odore ci aveva fatto abbandonare la capanna prima del tempo.
Memori di questa precedente esperienza dobbiamo trovare una soluzione anche perche’ fuori nevica copiosamente e soffermarsi anche brevemente a braghe calate sembra non essere una grande idea.
Trovata la soluzione, si risolvono le esigenze fisiche di due componenti la comitiva.
Terminata questa parte che definirei abbastanza triste e buia, mi limito ad ulteriori brevi righe di diario, alle 13.45 ci prepariamo per la discesa, continua a nevicare a larghe falde, la discesa si preannuncia bella, divertente in neve fresca, cosi’ sara’ tranne che per il povero Gimmuzzo che causa dolore al ginocchio scendera’ lentamente, soffrendo stoicamente, dai Gimmy vedrai che tornerai come prima, quello di una volta, sto parlando del ginocchio, come attore ormai hai dato.
Al parcheggio troviamo l’autovettura coperta da un bel 20 cm di neve, ricarichiamo la stessa come una scatola di sardine passeggeri compresi, tranne l’autista fortunatamente a turno tutti schiacceremo un pisolino piu’ o meno breve, grazie a Giorgio per le ragioni ormai conosciute, al gruppo per la solita piacevole compagnia e alla neve che ha reso questa giornata particolare e magica.
To the next and since we are at the beginnig of the year …don’t forget ……..you have to trust.
“[…] E gittatasi in basso, e cominciata a discendere, rotando dall’alte spiagge su per l’altra neve, quando piu’ cerco’ loco basso, piu’ crebbe sua quantita’, in modo che, terminato il suo corso sopra uno colle, si trovo’ di non quasi minor grandezza che ‘l colle che essa sostenea: e fu l’ultima che in quella state dal sole disfatta fusse. Detta per quelli che s’aumiliano: son esaltati.”
L. da Vinci
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Fidatevi dei vostri sogni, perche’ in essi e’ nascosto il passaggio verso l’eternita’.
Kahlil Gibran
La neve e il suo magnifico silenzio. Non ce n’e’ un altro che valga il nome di silenzio, oltre quello della neve sul tetto e sulla terra.
Erri De Luca, Il peso della farfalla, 2009