Altra escursione a carattere esplorativo, l’idea è di visitare gli alpeggi che da Dervio salgono verso il Monte di Muggio, di deviare a vedere i resti della fortificazione di Castelvedro, salita sempre tra alpeggi ed arrivo alla chiesetta di San Girolamo (l’amico Gimmy direbbe: un nome una garanzia) al paesino di Carenno, comune di Bellano.
La chiesetta, dove sono già passato, è in una stupenda posizione panoramica, il luogo ideale per la pausa di pranzo.
Parcheggiamo a Dervio, difficile trovare parcheggi “bianchi”, essendo una località turistica gran parte dei posti sono a pagamento.
Troviamo comunque un parcheggio all’interno, dove passa anche il Sentiero del Viandante.
Procediamo verso la chiesa di San Quirico e Giuditta, prima di attraversare il Varrone troviamo le indicazioni per Pianezzo, Camaggiore, Pratolungo.
Iniziamo una bella e ripida salita su sentiero a gradiniche supera un salto roccioso dove si trovano alcune indicazioni per falesia di arrampicata.
Superati circa +150m di dislivello si raggiunge Pianezzo 350m slm, si prosegue si prende il sentiero ben segnalato a destra per raggiungere la località Mai, poi sempre seguendo le indicazioni e spostandosi verso il lago si raggiungono le rovine delle fortificazioni ed un magnifico balcone sul lago.
Citazione:
I ruderi del Castelvedro si trovano in località Mai (detta ad Mayum già nel Quattrocento), in posizione dominante sul promontorio sovrastante la parte meridionale di Dervio, a 400 m di altezza. Eretto nel periodo romano attorno al V secolo, il castello faceva parte del sistema difensivo creato sulle rive del Lago di Como contro le incursioni dei Barbari dalla Rezia, il quale, tramite numerose fortificazioni, permetteva di inviare le segnalazioni da Colico a Lecco o a Como.
Il Castelvedro, in particolar modo, serviva a controllare l’antica strada che saliva per il versante sinistro della Valvarrone verso Piazzo di Casargo, all’imbocco della Valsassina, che all’epoca costituiva un importantissimo passaggio strategico. Quando la strada sul versante destro della valle, peraltro più favorevole in inverno, sostituì quella sul lato opposto che passava da Mai, la fortificazione perdette di conseguenza la sua importanza e fu sostituita dal Castello di Orezia, posto sul versante destro della valle. La presenza e il ruolo di quest’ultimo portò ad affibbiare al castello di Mai la specifica di “vedro”, che deriva da vetero (vecchio) e da lì il nome Castelvedro. Già nello Statuto di Dervio e Corenno del 1384 e in un atto di vendita del 1405 veniva così soprannominato e considerato antico e obsoleto.
Al giorno d’oggi sono ancora presenti tratti delle murature in pietra, in alcuni punti alte fino a 4 metri. Si pensa che la struttura originaria si estendesse per circa 1500 metri quadrati, con a sud una muratura arrotondata, base di una torre da avvistamento.
Per tornare sul sentiero principale passiamo dalle baite di Mai e con un breve fuoripista ci colleghiamo di nuovo al percorso previsto.
Salita sempre bella sostenuta, tra boschi prevalentemente di castagno e sempre su ottimo selciato, un grande lavoro dei tempi passati quando gli alpeggi erano vissuti.
Passiamo da Canciago per raggiungere le Cascine di pratolungo a 870m, sarà l’unico punto di incontro tra il percorso di andata e di ritorno.
Ci troviamo su un quasi pianoro prativo con varie baite ben sistemate, facciamo la nostra pausa al sole.
Consiglio di spostarsi verso la baita isolata più a N, il paesaggio si apre sulla Val Varrone e le sue cime partendo dal Legnoncino alla mole del Legnone e le cime della dorsale orobica, meraviglioso paesaggio con le vette più alte ancora ben imbiancate.
Dopo la pausa riprendiamo il cammino sempre ripido per raggiungere a Q940 una strada sterrata che scende dall’Alpe di Pratolungo e da Camaggiore.
Seguiamo la strada che offre sempre bei paesaggi sulla Val Varrone e sulla dorsale del Monte di Muggio.
Con numerosi tornanti si raggiunge la Piana di Camaggiore con una bolla d’acqua, poco sopra un grande alpeggio e dopo la sbarra ci raccordiamo con la strada sterrata ds Camaggiore con un punto panoramico ed anche la massima elevazione di oggi a 1215m.
Poco dopo parte il sentiero per la dorsale NO del Monte di Muggio, noi proseguiamo sulla strada e scendiamo alla chiesetta di San Girolamo con la grande croce che domina sul Lario.
Ricordavo bene la magnifica posizione, e sebbene siano solo le 10:50 ci fermiamo, davanti alla chiesetta varie panche che guardano verso il lago, e poco oltre tavoli e panche con area giochi per i bambini.
Preso possesso di un bel tavolo al sole ed al riparo di una leggera ma fastidiosa brezza tiriamo le 11:30 per pranzare in grande tranquillità e ottima compagnia.
Dopo il dolce, caffè e gli alcolici, foto di rito e ripartiamo per la discesa che da programma è più lunga della salita.
Visitiamo l’abitato di Camaggiore, incantevole borgo di case ben riadattate. Qui si trova anche il Rifugio Ragno, sfortunatamente chiuso in settimana.
Da Camaggiore scendiamo a Noceno, altro bel borgo di case abitate a cui si accede solo a piedi, c’è un parcheggio poco fuori dal paese.
Ci fermiamo per una breve sosta alla bella chiesa di San Gregorio con annesso Cimitero a Noceno.
Un lungo traverso di oltre 2km ci riporta a Pratolungo.
Il sentiero segue il ripido fronte della montagna con attraversamenti di vallette con ruscello, alcuni sù e giù, qualche passaggio da fare con attenzione soprattutto nelle vallette piene di fogliame.
A Pratolungo facciamo un altra breve sosta al sole, poi proseguiamo verso la baita isolata a N e poco oltre un sentiero in parte bollato ci porta a scendere in Val Varrone, raggiungiamo i prati e le baite di Lambrecco Q760. Qui perdiamo il sentiero che scende, con il gps troviamo una debole traccia che seguiamo ed arriviamo a Vignago, altro gran bel posto.
Ancora una discesa su sentiero e selciato ci porta ad un pianoro Q360. Girando a sinistra scendendo arriveremmo a Pianezzo e potremmo rifare la scalinata di discesa, ma la mia traccia prevede un anello completo che prevede una ripida discesa verso un ponte sul torrente Varrone.
Troviamo l’imbocco del sentiero ed iniziamo una ripida discesa da fare con molta, molta attenzione.
L’esile sentiero, l’esposizione, le rocce umide ed il fogliame lo rendono sicuramente almeno un T3, tra l’altro raggiunto il ponte troviamo un cartello (rotto da qualche idiota) che raccomanda di NON percorrere questo sentiero, sarebbe stato utile anche all’imbocco del percorso in alto.
Con calma ed attenzione arriviamo a valle, passiamo il ponticello sopra le acque limpide del torrente Varrone e da qui ci dirigiamo verso l’abitato di Dervio costeggiando vecchi canali dove scorre il torrente incalanalato per muovere strumenti da lavoro.
Ritornanti sulla strada pieghiamo a sinistra per la chiesetta di San Quirico e Giuditta e da lì con pochi passi al parcheggio.
La giornata si chiude come quasi sempre davanti ad una bella birra, oggi ce la siamo proprio meritata.