Riprendere il cammino dopo le ferie estive è sempre complicato.I muscoli delle gambe sono abituati a passare dalla sdraio sotto l’ombrellone al fresco del mare, i piedi sono piuttosto riluttanti a restare serrati negli scarponi dopo settimane di sandali, ma la voglia è tanta quindi si riprende con qualcosa di soft.
Lo scorso anno, prima di partire dalle ferie, eravamo stati al Pizzo Bello salendo da Prato Maslino, arrivato in cima incombeva un bel temporale e siamo scappati velocemente senza vedere assolutamente nulla del paesaggio.
Seppur soddisfatti restava l’amaro in bocca.
In un altra occasione invece, siamo saliti alla Croce dell’Olmo ed al Bivacco Scermendone, sempre dal lato Valtellinese, e per ragioni di tempo non avevemo allungato alla Cima di Vignone (nonostante la spinta di
francesco), quindi una cima ci mancanva.
Ultima nota, nessuno di noi, a parte
Imerio, è mai stato a Preda Rossa, luogo magnifico e ricco di molti percorsi escursionistici, soprattutto verso il Rifugio Ponti e verso il Disgrazia che domina la vallata.
Così mi impegno per costruire un tragitto che tocchi tutti i punti mancanti o dolenti.
Fatto il permesso all’Hotel Rustichella saliamo in auto fino al parcheggio di Preda Rossa, temperatura esterna +8°C e 6-7 auto parcheggiate.
Salendo si percorre la Val di Sasso Bisolo che a Preda Rossa si biforca verso N nella Valle di Preda Rossa, chiusa in alto dal Monte Pioda e dal Monte Disgrazia con il suo ghiacciaio, verso S la Valle di Scermendone, con il suo laghetto omoninimo, chiusa in alto tra i Corni Bruciati ed il Pizzo Bello.
La vista sul Disgrazia già appaga il viaggio in auto.
Dopo un breve errore iniziale prendiamo il giusto sentiero che aggira il Sassi Arso per entrare nella Valle di Scermendone, sentiero largo e ben sistemato qualche ripido sù e giù.
Si passa il ruscello su un ponticello di legno, attorno un folto gruppo di mucche al pascolo.
Il sentiero si allarga in una sterrata che scende dall’altopiano dello Scermendone ad uso degli alpeggi e dei pascoli.
Saliamo lungo la strada fino a quasi la chiesetta di San Quirico, qui si trova il bivio per il Passo Scermendone.
Il percorso è ancora una sterrata fino all’Alpe Piano di Spini, siamo sul Sentiero Italia tappa D21N.
Il paesaggio attorno è stupendo, il fianco sinistro salendo è una enorme pietraia rossa, le pietre dei Corni Bruciati, sul fianco destro salendo prati e balze prative.
Dopo l’Alpe di Spini il sentiero sale più deciso, si passa davanti ad un acquedotto e poco oltre si raggiunge il bel laghetto di Scermendone a 2340m.
Dopo una breve sosta e le foto di rito al bel laghetto ospitato in una conca, riprendiamo la salita in direzione del Passo Scermendone.
Seguendo la traccia si dovrebbe salire fino al Passo, 25m sotto la bocchetta un sentiero traversa sotto il Pizzo Bello fino alla bocchetta Q2605.
A Q2390 molto prima dei 2570m sotto il passo, vediamo la vetta del Pizzo Bello e la cresta verso S che si deve salire (il lato N precipita ed è roccioso), ci sembra facile tagliare e salire direttamente alla bocchetta.
In effetti abbiamo risparmiato 500-600m di percorso, ma senza sentiero e cercando il percorso più agile è sempre faticoso.
Il gruppo si disgrega ognuno trova il suo passaggio migliore, arriviamo in gruppetti divisi alla bocchetta dove inizia il tratto più faticoso di +150m verso la cima.
Brown il velocista arriva primo con 25m di anticipo sul sottoscritto ultimo con l’amico regista Giordano.

Corni Bruciati e Dsigrazia dalla vetta del Pizzo Bello
Tutti in cima ci godiamo una vista spaziale a 360°, ovviamente il Disgrazia ma anche i vicinissimi Corni Bruciati, la Valle di Postalesio dove vediamo il sentiero Italia che sale al Passo di Caldenno per poi scendere al Rifugio Bosio-Galli, sull’altro lato tutta la Valle di Scermendone con il laghetto, la vicina Cima di Vignone (tra il Pizzo Bello c’è comunque una cima senza nome Q2643 con un grosso ometto), poi verso S la lunga catena delle Orobie, dal Legnone al Pizzo del Diavolo, al Redorta,Scais al Pizzo Coca.
Il cielo pulito e terso ci regala una vista vermanete meravigliosa.
Ma il percorso è ancora lungo, abbiamo programmato la sosta pranzo al Bivacco Scermendone, quindi discesa rapida ma con molta attenzione vista la pendenza alla bocchetta, saltiamo la cimetta senza nome e su buon sentiero che la aggira arriviamo sotto la Cima di Vignone ad una bocchetta Q2500 e con un semplice percorso di +50m raggiungiamo l’ampio panettone della Cima di Vignone segnalata da un piccolo ometto.

Cima Vignone sul sentiero dal Pizzo Bello
Breve sosta per ricompattarsi e veloce discesa sul lato SO senza una vera traccia su ampi pratoni, puntando all’evidente grande Croce dell’Olmo, passando a lato di una bolla acquitrinosa.
Dopo le foto soprattutto verso la Valtellina, scendiamo veloci e devo dire piuttosto affamati al Bivacco Scermendone, dove pranziamo nel grande tavolo all’esterno.
Sosta pranzo lunga e goduta, festeggiamo in anticipo il mio compleanno, è settimana prossima, ma Imerio parte per le ferie quindi anticipiamo.
Siamo ben in otto: 4 Girovagando e 4 Malnat, prosecco e Nuvola (dolce comasco) per suggellare l’evento.
Dopo 1h30 di sosta prediamo la via del ritorno che sappiamo sarà breve, anche perchè abbiamo già percorso 9.5km sul totale di 12.5km previsti in origine.
Visita alla chiesetta di San Quirico purtroppo chiusa, troviamo i malgari che stanno rimuovendo le paline elettrificate, segno della transumanza a valle e la fine della stagione dell’alpeggio.
Ritorno veramente veloce, la cosa che mi ha sorpreso già dalla chiesetta è vedere il numero di auto parcheggiate a Preda Rossa, e raggiunto il parcheggio le tante persone sparse nell’acqua del ruscello o sotto le piante a fare pic-nic, o altri escursionisti come noi di ritorno o in partenza.
In conclusione un bel ritorno, abbiamo goduto dei grandi paesaggi che sono mancati nella precedente visita, e scoperto Preda Rossa che merita sicuramente quanche giro di approfondimento.
Il 7 agosto dello scorso anno eravamo saliti al Pizzo Bello partendo da Prato Maslino (Valtellina), ma la perturbazione data in arrivo nel pomeriggio, aveva anticipato i tempi ed appena arrivati sulla cima avevamo dovuto subito scendere sotto le prime gocce di pioggia, con il brontolio dei tuoni in avvicinamento: panorama ovviamente prossimo allo zero!
Oggi invece, scegliendo chirurgicamente la data, siamo stati accolti da una giornata dal meteo fantastico, che ci ha ripagati con gli interessi di ciò che non avevamo potuto vedere la volta scorsa!
Partiti in otto dall’Alpe di Preda Rossa, raggiunta da Filorera (Val Masino) seguendo la bella e ripida stradina asfaltata (12 €) che è stata modificata dopo la frana avvenuta intorno al 1990, incominciamo a salire seguendo un largo sentiero che con qualche su e giù ci conduce all’inizio della Valle Scermendone; da qui inizia una bella stradina sterrata (che poi divalla in Valtellina) che con moderata pendenza conduce fino alla chiesetta di San Quirico e al bivacco.
Ripresa la stradina che arriva fino all’Alpe Piano di Spini, seguiamo poi il sentiero che ci porta al bel Laghetto Scermendone, decidendo di lasciare il sentiero per salire direttamente a vista verso destra dove, per magri prati e macereti, arriviamo alla forcella a quota 2605, dove inizia la cresta che, con un dislivello di 150 m, porta in cima al Pizzo Bello.
Fatta la ripida cresta con la dovuta attenzione, ci ricompattiamo tutti sulla cima, dove ci aspetta un panorama davvero fantastico, che ci permette di vedere montagne in ogni direzione, a partire dal mitico Disgrazia, proprio di fronte a noi.
Lasciata con rammarico la cima, ripercorriamo in discesa la cresta per poi aggirare la Cima senza nome quotata 2643 m per effettuare l’ultima salita della giornata che ci porta sulla Cima Vignone, con grande vista sulla Valtellina; anche qui foto di rito e poi tranquilla discesa per prati passando per la Croce dell’Olmo per raggiungere poco prima delle 13.00 il Bivacco Scermendone, dove finalmente mangiamo.
Grande e comoda sosta mangereccia come da rituale ormai consolidato dove, immersi in uno scenario naturale da favola, ci godiamo ciò che abbiamo portato, arricchito da dolce e spumante offerto da Giorgio che tra pochi giorni compirà gli anni: auguri!
Anche qui, dopo una bella oretta e mezza di sosta, abbandoniamo con dispiacere il luogo (da domani pioverà ma noi ricorderemo a lungo questa giornata luminosa) per ripercorre il sentiero fatto in mattinata, che da San Quirico ci porterà al parcheggio di Preda Rossa, che troveremo piuttosto affollata di auto e di persone salite a godere degli spazi bucolici che offre questa piana, dominata dal Monte Disgrazia.
Anche oggi giornata da incorniciare in ottima compagnia, dove ci portiamo a casa i classici 1000 metri di dislivello, percorrendo senza grande fretta i 12 km di sviluppo e quindi: avanti così! (altre note sulle didascalie delle foto).