Previsioni meteo che hanno condizionato molto la scelta della destinazione.
L’idea iniziale era per salire a 3K, ma nei Grigioni davano pioggerella fino alle 09:00/09:30, ci spostiamo in altra zona, in Leventina, dove sembra che debba piovigginare ma ben prima quando saremo nel bosco.
Le previsioni cambiano dalla sera alla mattina successiva, e cambieranno ulteriormente (in meglio) nel corso della giornata.
L’idea di oggi, nel cassetto da tempo, è una visita alla Valle dei Cani, che si trova sulla via alta della Leventina tra il lago Tremorgio e la Capanna Garzonera.
Per meglio identificarla, si trova a S del Poncione di Tremorgio, con una bocchetta a 2534m che lo separa dal Pizzo della Sassada e la dorsale che separa la Leventina e la Val Maggia e la Val Lavizzara. La perla di questa valle è il lago di Cara a 2394m, situato in una conca tra il Passo della Valle dei Cani ed il passo di Cara verso la Garzonera.
Decidiamo di partire da Giof, da qui saliamo su sterrata verso Camperitt, poi seguiamo il sentiero che sale sulla destra orografica del torrente Calcascia, invece sulla sinistra orografica sale il sentiero invernale che passa dall’acquedotto e sale alla Cascina di Prato, sentiero percorso molte volte con le ciaspole verso la Capanna Garzonera.
Dopo un strappo breve ma deciso a lato del torrente si entra in un bel bosco di abeti, siamo a settembre ed è inevitabile guardarsi in giro cercando qualche boletus.
Infatti ne troviamo ben 4, ben mimetizzati e freschissimi, prima di arrivare a Pian Taioi. A dire il vero li ha trovati tutti e quattro Paolo, che solitamente non è il più fortunato.
Vista la bellezza degli esemplari decidiamo che finiranno crudi nei panini che ci siamo portati.
Il sentiero che abbiamo preso sbuca vicino a Pian Taioi, da qui seguiamo la strada sterrata che sale all’Alpe Garzonera, a Q1798 seguiamo il sentiero che indica la Garzonera e con un breve strappetto di +200m raggiungiamo la bella Capanna Garzonera a 1974m, meta preferita di moltissime frequentazioni invernali.
Facciamo pausa, soprattutto per pulire adeguatamente i funghi, tagliarli a fettine, metterci un goccio d’olio, pronti per l’ora di pranzo.
Dopo quasi mezz’ora in capanna, dove hanno soggiornato due famiglie con bambini, noi proseguiamo sul sentiero che abbiamo già percorso per salire al Pizzo Meda.
Si sale dietro la capanna passando dall’Alpe Garzonera, da qui si imbocca il sentiero bianco-blu dell’Alta Via.
Si risale la dorsale N che scende dal Poncione Sambuco fino a Q2240 circa, poi inizia il lungo traverso in direzione SE, passiamo vicino al Pizzetto ed il Pizzo Meda e proseguiamo seguendo le sempre ottime bollature bianco-blu.
Dopo aver percorso un arco sotto il Poncione Sambuco ed il Pizzo Massari è evidente la bocchetta che si deve raggiungere, si perde quota faticosamente tra grandi blocchi per poi risalire fino al Passo di Cara, indicato da un grosso omettone di pietra.

Laghetto di Cara visto dalla bocchetta, sul lato opposto il passo della Valle dei Cani
La discesa è poco agevole ma le bollature bianco-blu indicano sempre il percorso migliore, basta aguzzare la vista per identificare le bandierine colorate sui massi.
Raggiunto il Passo di Cara 2548m, la massima elevazione di oggi, entriamo finalmente nella Valle dei Cani, ed in basso il bel Laghetto di Cara.
Sul lato opposto si vede la dorsale del Pizzo di Tremorgio con la croce di vetta e l’evidente canale che dal laghetto sale al Passo della Valle dei Cani.
Da questo passo si scende al Laghetto Leiarozza, quindi alla Cascina di Campolungo ed al lago di Tremorgio con la capanna Omonima, oppure si prosegue sull’alta-via al Lsgo Leit e la sua capanna.
Scendendo verso il lago di Cara ci fermiamo ad osservare la valle che scende verso N, quindi in Leventina, l’idea sarebbe di scendere da questo lato, senza sentiero, fino a Cassin per poi proseguire verso Giof.
La valle è un susseguirsi di balze di roccia e prato, l’importante è non trovarsi su una balza che precipita, ma dall’alto ci sembra possibile districarsi e scendere senza grandi difficoltà.
Al laghetto, oltre a Paolo ed Angelo arrivati 15min prima di noi, ci sono due escursionisti, dopo di noi ne arriveranno altri due, probabilmente diretti verso il Tremorgio o Leit.
Arrivo al lago con il mio badante Gimmy, ci accomodiamo sulla sponda appoggiati a grandi sassi per consumare il meritato pranzo.

I panini si aprono a libro per accogliere numerose e abbondanti fette di boletus, solo il profumo è troppo invitante. Il gusto è spettacolare, forse perchè vermanete freschi e raccolti e consumati al volo, ma il porcino prevale alla grande sugli affettati del panino.
Ri-festeggiamo il mio compleanno e quello di Angelo, purtroppo manca l’amico Roberto, ma avevo già comprato il dolce, la Nuvola, prima che ci comunicasse un suo impegno.
Quindi Nuvola ed un’ottima Ribolla Gialla spumante.
Non mancano poi il caffè, la grappa ed un’amaro fatto in casa portato Paolo, regalo di un suo cliente.
Il meteo è stato fantastico, pioggia neanche una goccia, qualche passaggio di nuvole alte e poi un gran bel sole e cielo prevalentemente azzurro, direi che siamo stati fortunati.
Dopo un’ora e mezza di godimento di cibo e panorama, iniziamo la nostra via di discesa nel wild.
Dall’alto ci siamo fatti un’idea della direzione da seguire, quindi per un breve tratto seguiamo il torrente che esce dal laghetto, poi deviamo verso destra superando varie balze rocciose cercando sul posto la via migliore.
Segnalo che nell’ultimo balzello vediamo una cascatella che precipita in una buca, andiamo a vedere da vicino per scoprire che la buca è profonda forse una decina di metri, meglio non finirci dentro, uscire sarebbe complicato.
Scesi in basso puntiamo ad un evidente laghetto o pozza, poco prima abbiamo avvistato un camoscio solitario che scappava.
Attorno al laghetto, o meglio una pozza, inizia il bosco ed il prato, ci sono numerose tracce di animali e deizioni di mucche.
Scendiamo su traccia di sentiero e raggiungiamo l’Alpe Stabiello 2023m, da qui sempre su buona traccia di sentiero (non ci sono bollature) scendiamo tra lari ed abeti alla Cascina di Cara, vecchio alpeggio ora rifugio alquanto rustico.
Proseguiamo sempre tra i prati ed abeti per raggiungere dall’alto le baite di Cassin, e da qui la strata sterrata che sale da Giof.
Riponiamo i bastoncini ed iniziamo la discesa verso Giof, Paolo inizia a trovare ancora qualche boletus, poi anche Angelo ed anche io, tutti vicini alla strada o appena sopra nel bosco, in quattro ne troveremo senza alcuna fatica una ventina di esemplari, tutti belli e freschi.
Inutile dire che il fortunello è ancora Paolo
brown, è lui il “cercatore del giorno”.
Raggiunto Giof, ci dissetiamo alla bella fontana vicino alla chiesetta ed in pochi passi siamo al parcheggio all’inizio del paesino.
Direi tutti ampiamenti soddisfatti, della camminata, di un apprezzabile dislivello e lunghezza, la bella giornata, il laghetto ed anche il wild nella giusta misura.
Un ultima nota: sebbene il sentiero sia bollato bianco-blu, non ci sono tratti esposti o attrezzati, si fatica solo tra i grandi blocchi di pietra, e si deve porre molta attenzione alla sequenza delle bollature che conducono al percorso migliore.
Ciao