21-12-2008

Ciaspolata - San Bernardino al Passo del San Bernardino

Eccoci alla seconda ciaspolata del gruppo. I tre moschettieri sono solo due.
Purtroppo Roberto, resterà a riposo per qualche uscita a causa di una brutta distorsione alla caviglia (questi anziani ...).
Partiamo da casa alle 7:15 , passo a prendere Paolo. Questa volta la 'cerimonia' della colazione salta, mancando
Bob, partiamo già 'colazionati'.
Autostrada verso Chiasso, poi in Svizzera, si supera Lugano, poi Bellinzona e quindi si esce a destra verso
il San Bernardino (nota località sciistica).
Si sale fino a oltre 1600mt, poi ,poco prima dell'imbocco del traforo, prendere l'uscita per il paese di San Bernardino.
Al primo bivio (una rotatoria), all'uscita dell'autostrada, si segue per Gareida (si prosegue diritto).
Si segue fino ad un grosso piazzale con parcheggio, antistante l'Albergo Albarella.
Di fronte a questo Albergo, c'e' l'inizio del sentiero (non segnalato, oppure la neve ha nascosto la segnaletica).
Ci prepariamo con calma, non è molto freddo, ma ci prepariamo bene, guanti cappello ecc.
Le ciaspole aspettano legate allo zaino. Alle 9:10 ci mettiamo in marcia. Siamo a 1638mt di quota.
Iniziamo a salire seguendo delle tracce nella neve, dopo neppure 10 minuti raggiungiamo un bivio che porta a
sinistra verso la strada che sale al passo (passando per sentieri), mentre diritto si sale verso Gareida da Sora,
e la valle che separa il passo del San Bernardino al Piz Uccello (che resta nascosto tra le nuvole), ma avremo
il piacere di ammirare al ritorno.
Al bivio la consistenza della neve, e la voglia di calzare le ciaspole, ci convince ad iniziare a ciaspolare.
Sotto un abete che ci ripara, e soprattutto ci impedisce di affondare 'montiamo le catene'.
Ora si parte sul serio, seguendo i binari lasciati dagli sciatori approcciamo la salita.
Un primo passaggio con una roccia sovrastata da abete, ci fa capire quanta neve c'e'.
Ottimo, ci sono tutte le condizioni per una giornata perfetta.
Si sale con una pendenza a volte piuttosto decisa, iniziamo a vedere le paline che delineano la strada che sale
al passo. Ovviamente è completamente ricoperta di neve e ghiaccio. Non è utilizzata in questa stagione.
Ci sono 50-100 cm di neve, in alcuni punti anche di più.
Inizia a farsi sentire un vento piuttosto insolente ... sarà l'elemento negativo della giornata.
Seguiamo la strada, o meglio le paline che ne indicano la presenza sotto la coltre bianca.
Nei tratti rettilinei siamo probabilmente sopra il manto asfaltato, nei numerosi tornanti 'tagliamo' le curve
con delle decise salite.
Raggiungiamo i 1900mt in locaità Ca de Mucia, dove un cartello ricoperto dalla neve indica che qui ferma il
Postale, probabilmente non oggi ...
In corrispondenza del tornante successivo due bellissime baite di sasso, spuntano appena, bucando la neve.
Sono veramente belle, al ritorno saranno l'obiettivo di varie fotografie, ora il tornante non lo percorriamo.
Continua la salita, e più ci avviciniamo al passo e più il vento si fa noioso.
Sferza forte e veloce, spostando una 'bestia' di quasi cento chili come me ...
A volte con Paolo ci sorreggiamo a vicenda, per non essere spostati, in alcuni punti siamo obbligati ad
'abbracciare' una palina a testa per imedire che ci trascini a valle.
Oltre alla grande forza, trasporta un nevischio gelato che punge negli occhi e sulla pelle. Per gli occhi,
gli occhiali da sole (ottimi tra l'altro per la troppa luce riflessa) sono un perfetto riparo, ma per il
viso non c'e' protezione. Per lunghi tratti camminiamo a testa bassa.
Incontriamo due ragazzi che scendono dal passo, ci raccontano che in alto è impossibile restare in piedi,
loro hanno cammnianto a quattro zampe per scendere.
Sono le 11:30 circa, con Paolo decidiamo di camminare fino a mezzogiorno, poi di trovare (si spera) un posto
riparato per consumare il meritato pasto.
Raggiungiamo i 2045mt, siamo a pochi tornanti dal passo, forse ancora 20 minuti e saremmo arrivati, ma il
vento ed il mezzogiorno ci convincono a tornare.
Oggi, tra l'altro, è il solstizio d'inverno, quindi la giornata più corta in termini di luce diurna.
Il vento è proprio insopportabile, in un punto, abbracciati alla propria palina perdo di vista Paolo, che
si trova ad una decina di metri da me ...
Ci dirigiamo verso un'astronave di cemento, penso un'acquedotto. Anche se utile decisamente brutto in questo
contesto.
Una piccola parentesi, se come noi siete alle prime ciaspolate ...
Camminare sulla neve e con le ciaspole è certamente più faticoso, i sentieri si perdono, si confondono.
Trovate una destinazione 'abbordabile' e puntate ad arrivarci, ma non contateci troppo, il meteo, la neve
il vento, la fatica e tanti altri fattori cambiano le regole ed i calcoli di percorrenza possibili.
Contate il tempo di cammino percorso all'andata, considerate il ritorno e le giornate corte, ed
automaticamente avrete il punto in cui è giusto fermarsi, pranzare e tornare.
Una nota anche sul pranzo. Difficilmente si trova un posto protetto e coperto dove pranzare, è più
probabile sedersi sulla neve, su una roccia, o in una buca ricavata nella neve per pranzare, portatevi
qualcosa per non bagnarvi il sedere.
Ritorniamo alla 'astronave - acquedotto'.
Utile, non solo per l'acqua, ma ci offre uno spigolo di muro, quasi riparato dal vento. Possiamo sederci
e pranzare con lo sguardo verso valle, dove il cielo blu, le nuvole che corrono veloci (sempre lui il vento),
e le innumerevoli cime e cimette imbiancate, creano un panorama .... da mangiare.
Consumiamo veloci il pranzo, troppo freddo, nonostante la protezione il vento 'spiffera' anche qui.
Il grappino è d'obbligo, anche per Paolo. Aiuta a scaldare le viscere ... e l'effetto è ben riuscito.
Tempo per la foto di vetta (ormai diventata foto di pranzo ...), e poi giù in discesa. Sono le 12:40 che
già abbiamo iniziato a scendere.
Torniamo alle due baite, questa volta ci avviciniamo per fare qualche bella foto.
Ritorniamo rapidatamente (molto rapidamente a dire il vero) sui nostri passi, nella neve fresca il vento
ha cancellato anche le nostre impronte.
Ci divertiamno a scendere, Paolo sembra entusiasta dell'esperienza, io ovviamente anche.
Mentalmente progettiamo già la prossima ciaspolata ...
Raggiungiamo il punto dove abbiamo calzato le ciaspole, decidiamo di proseguire. Non sono certo che
siano necessarie, sono piuttosto certo che ci dispiace toglierle.
Uno sguardo verso monte ed il Piz Uccello con i suoi 2719mt, ora è privo di nuvole, pronto per una foto
ricordo.
Sappiamo che siamo prossimi al parcheggio, camminiamo fuori dal sentiero per gustare il rumore della neve
che 'scrocchia' (definizione rubata dal precedente diario di Rob), sotto i nostri piedi.
Arriviamo al parcheggio, le ciaspole le togliamo solo dove inizia l'asfalto. Siamo all'auto, è presto
sono le 14:10.
Il ritorno è stato molto veloce.
Ci cambiamo, consumiamo un bel the caldo che Paolo fortunatamente porta ad ogni escursione.
Poi ci sediamo sul piano di carico del mio monovolume, con il portellone aperto.
Resteremo tranquilli e comodi ad ammirare un grande panorama di fronte a noi, cercando i nomi delle vette
apparentemente alte 2500-3000mt, discutendo su vari argomenti (ovviamente anche del terzo moschettiere
... azzoppato), ma anche dei gracchi alpini che volano sopra i tetti vicino a noi,  e che Paolo sta
documentando in questo periodo per la sezione fauna del nostro sito.
Il nostro Bob (non quello di plastica che i bambini vicino a noi stanno usando per discendere dalle piste
innevate) direbbe a questo punto, quante cose si imparano ... ed è vero.
Bob curati e guarisci presto, lo so che ti abbiamo proposto le ciaspole per le stampelle ... e che
saresti capace di seguirci anche 'menomato', ma torna in forma ... prima che si sciolga la neve!
( e quest'anno promette una lunga LUNGA stagione.)